Tip of the day: ”On The Safest Ledge” – Copeland
Quasi tre mesi senza aggiornare il blog! Sì perchè ultimamente scrivere mi sembra una fastidiosa messa in pubblico della mia ordinaria vita privata: io qui ho iniziato una nuova vita, non un’altra, la stessa vita ma rinnovata, sono finiti i tempi delle sorprese e delle scoperte, e allora ogni giorno, ad ogni esperienza bizzarra o “non italiana”, mi dicevo “questo lo devo scrivere nel blog”; ma poi pensavo “ma io non voglio aggiornare il blog, prendete un aereo e venite a vedere!”
Ma siccome non tutti sono amici su facebook (dove invece pubblico di continuo foto e criptici status), due righe vale la pena scriverle.
Ad agosto alcuni fratelli ed amici son venuti a trovarmi: una settimana a Toronto e poi insieme a New York. Cosa volete che vi dica, premesso che l’atteggiamento da turisti (perfettamente comprensibile) della combriccola italiana ha minato seriamente la mia pace d’acero, Toronto non è Roma, non è Firenze, non è l’Europa, e non è nemmeno New York, non è Bernini o il tempio di Vesta sulla Via Sacra che dovreste aspettarvi! Superato lo shock da ricongiungimento familiare, siamo comunque riusciti a visitare quelle 4 cosette che la mia Toronto offre ai turisti: CN Tower, Royal Ontario Museum, Centre Island, Niagara Falls. E poi la UofT, il Financial District, China Town, St. Lawrence Market, Kensington Market, Little Italy, e il leggendario Dakota Tavern, dove tutte le domeniche suonano i The Beauties, una folk band straordinaria sconosciuta ai più semplicemente perchè la loro filosofia è “noi stamo qua, si vvolete venite a vederci e ci beviamo una birra”.
I giorni nella Grande Mela sono stati magnifici, io non ci ero mai stato ma lo sognavo da sempre, tutti sanno tutto di questa città quindi non aggiungo nulla. Nella top 5 delle cose più fighe che abbia mai fatto. Ma sono stato contento di tornare a Toronto (in autobus, 10 ore!), perchè pensavo seriamente di voler rimanere a New York. Ricorderò a lungo quel sabato mattina, scendo dall’autobus e silenzio, leggera brezza e calma. Toronto eh, non Taranto.
Anyways, finita la vacanza derivata sono tornato alle mie pubbliche relazioni, alla mia musica e a Rome From Home. Non lavoro più per il web magazine, e mi dedico a 1GR8FMLY, la acoustic gospel band formata con Mike: abbiamo raggiunto il sorprendente numero di 15 persone coinvolte, e stiamo provando 5-6 canzoni. E’ davvero una bella idea, ci ritroviamo a casa sua ogni settimana, ognuno porta qualcosa, e si suona. Chiunque può partecipare, anche randomly di tanto in tanto. Mike e io abbiamo anche scritto un paio di canzoni. Ho visto alcune tra le migliori band in circolazione nella scena rock canadese: Moneen, relase party gratuito con special guest Anthony Green dei Circa Survive (ma sono arrivato tardi) e Hunter, hardcore band con membri di Alexisonfire e gli stessi Moneen, che pur non essendo dei geni e perfettamente intonati, sono tanto veri e passionali, sempre gli stessi da 10 anni. Disco nuovo da ascoltare e comunque da vedere live. E poi i Cancel Winter, dove suona il chitarrista degli Us And Others, band del mio talentuoso amico James. A parte il nome, perfettamente canadese (peccato che io quest’anno Skip Winter!), i quattro suonano benissimo, sanno quello che fanno e potrebbero tranquillamente essere su major e andare in tour The Killers. Mercoledì incontro il loro manager che tra l’altro mi ha fatto i nomi di Vanilla Sky, To Kill e Hopes Die Last (yeee!). Segnalo anche i Sunparlour Players, trio folk dell’Ontario, tutti e 3 suonano la cassa della batteria, il chitarrista suona anche un synth e in alcune canzoni il batterista suona contemporaneamente il basso, eccezionali.
La settimana scorsa sono stato invece ospite di un college della University Of Toronto per parlare del mio progetto Rome From Home, Music With A Mission, ed è stato un successo. Personale, perchè ho parlato un ottimo inglese per 30 minuti (temevo di cedere dopo 40 secondi), e di RFH perchè ho trovato tanta gente interessata. Insomma, al di là delle difficoltà economiche e organizzative, Rome From Home ha senso e bisogna insistere. Ho organizzato una cena a casa (casa nuova da agosto, bellissima) per soli artisti. Intanto alcuni amici si sono attivati per girare il video di “Orange” una mia canzone che suonavo con THE UNION (la mia band), proprio ieri abbiamo scattato alcune foto (che trovate su facebook) delle location.
Questo mi porto a casa dal mio viaggio canadese (che devo momentaneamente interrompere): cazzo, io c’avevo

ragione, avevo ragione a inseguire certi sogni, ad assecondare certe intuizioni, avevo ragione porcaccia di quella troia a voler suonare e far suonare. Ecco.


Checcazzo possibile che mentre qui 5 milioni di esseri umani cinesi africani indiani americani messicani giapponesi tedeschi polacchi riescono con ottimi risultati a convivere e a contribuire significativamente all’economia, nel mio pAESE si vota per un referendum che non può raggiungere il quorum se prima non si informano i cittadini con un linguaggio comprensibile su cosa e perchè dovrebbero essere interpellati, e intanto vengono distratti da penosissime sassaiole mediatiche sulle abitudini del premier? Mi sento in imbarazzo a volte ad essere italiano all’estero, ho la tentazione di voler tornare a casa perchè almeno lì ci sei dentro, siamo abituati, ci abituiamo a tutti, impariamo a passare con il rosso, sappiamo dove sono gli autovelox, dove non ti fanno la multa anche se non puoi parcheggiare…mezzucci, sotterfugi, inganni.


Opening act gli Attack In Black, ottima band della stessa label di Alexisonfire (la band principale di Dallas Green) e City And Colour. Prima di city and Colour, sale sul palco uno dei musicisti della band di DG che suona Bohemian Rapsody solamente con una chitarra acustica! Pubblico in delirio. Non voglio soffermarmi sulla performance, dico solo che Dallas Green è praticamente perfetto. Basta sentire i dischi, registrati in presa diretta. Non sbaglia una nota, ha un timbro eccezionale, è carismatico, è tatuato ovunque e gli basta una chitarra classica per incantare chiunque. Un talento puro, coltivato. E con gli AOF non è da meno, pur suonando un genere molto più aggressivo. Bello bello bello. Grandissimo concerto.
Lyoto Machida, brasiliano, è il nuovo campione. Non ha mai perso un incontro, e non ha mai perso nemmeno un round! E’ una bestia. Notare le orecchie. JV salta dal divano e urla “it’s the most **censored**ing amazing fight that i’ve ever **censored**ing seen”. Yeah man!

Piccola parentesi su lunedì. Qui era il Victory Day, festa, così con Ricardo siamo andati a fare una passeggiata al Tommy Thompson Park, penisola e riserva naturale sul lago Ontario. Il bello di Toronto è che regala questi contrasti fortissimi tra i grattacieli di downtown e tanta natura perfettamente conservata. Il parco naturale ha centinaia di specie di uccelli, e si può vedere anche qualche coyote! Molto bello davvero, in una giornata di sole appena disturbata da un gran vento. Appena arrivati decidiamo di prendere un hot dog in questi camioncini, prendo panino e patatine e mi appoggio ad uno dei tavolini sul lago, ma vengo circondato da una ventina di gabbiani molesti aggressivi e affamati, Hitchcock è tornato! Li mando a quel paese in italiano e cominciamo a mangiare. Passeggiata, incontri con uomini e bestie di ogni specie, e ritorno a casa sereni e riposati.
(e non solo per le bellezze locali!). E a 100 metri da casa mia. Tornerò.
A parte questo, che ricorderò per tutta la vita, il weekend nella fattoria degli Stevers, giovane e splendida gente di campagna con le palle, altissimi biondi occhi azzurri e con una grande forza, sarà memorabile. Il capofamiglia, Michael, è già un mito per me. Sono cattolici tradizionalisti, non ricordo bene il termine ma in sostanza sono preconciliari, come Mel Gibson.
Entriamo nella stalla, e 700 meravigliosamente sporchi e puzzolenti maiali ci danno il benvenuto. Li guardo meravigliato, ammetto che la prima cosa che ho pensato è stata “di questi non si butta niente!!”. Chiedo a Michael se posso entrare proprio nel recinto, mi chiede se ho paura e mi da un paio di stivali, raccomandandomi di dare qualche calcio qua e là se si avvicinano troppo. Non sto più nella pelle, vedo porchette e salsicce ovunque, ma appena entro vengo letteralmente travolto, cazzo questi vogliono mangiare! Mi diverto moltissimo ma non riesco proprio a muovermi, provo a raccontargli “La fattoria degli animali” ma niente, dopo un paio di minuti esco e saluto. Che esperienza. Sono proprio dei porci, ma il maiale, bisogna dirlo, è proprio un bell’animale. E sono bastati 10 minuti per puzzare come loro per 2 giorni!
Andiamo a messa in un paese lì vicino nell’unica chiesa cattolica, colazione offerta da gentile signorona che ha preparato boccione di caffè e biscotti fatti in casa (ovviamente le dico che sono italiano ecc ecc ma quanto mi piace parlare con ’ste persone!?!) e poi di nuovo a casa, dove tempo mezz’ora la tavola si riempie di: marmellate, torte, pane, burro, sciroppo d’acero, waffles, caffè, succo d’arancia, insalate, e… bacon e salsicce cotte sul BBQ.
Insomma, attraverso stordito China Town, soddisfatto della nuova scoperta, e mi immetto nuovamente su Queen St., il fashion district. Non c’è niente da fare, è proprio fashion, negozi trendy, gente trendy, locali trendy. Mi sembrano “avanti” rispetto a noi, ma poi Jennifer mi dirà che secondo lei a Toronto la moda, le tendenze, arrivano 1-2 anni dopo rispetto all’Europa. Devo approfondire. In ogni caso, ci incontriamo, e anche lei come tutti quelli che mi conoscono appena o che prima hanno visto le foto su facebook, mi chiede che fine ha fatto la barba (tornerà! è stato un errore! sta già ricrescendo!) e via ci addentriamo nel parco, discreto. è proprio canadese, sia per linguaggio che per il tono della conversazione, riscontro differenze con i latini-sudamericani amici di Ricardo. Interessante conversazione, parliamo di Toronto, dei torontonians e dei loro modi di fare e apprendo molte cose piccole ma che definiscono un popolo e la sua cultura; parliamo di fede, di italiani italiani e italiani immigrati, e intanto scopro la parte ovest della città che le mie lunge gambe non avevano mai raggiunto. In effetti gli scenari cambiano rispetto a downtown, qui ci sono casette, botteghe, artisti, siamo sotto Little Italy e le due zone si assomigliano.

