cancel winter

5 10 2009

Tip of the day:  ”On The Safest Ledge” – Copeland

Quasi tre mesi senza aggiornare il blog! Sì perchè ultimamente scrivere mi sembra una fastidiosa messa in pubblico della mia ordinaria vita privata: io qui ho iniziato una nuova vita, non un’altra, la stessa vita ma rinnovata, sono finiti i tempi delle sorprese e delle scoperte, e allora ogni giorno, ad ogni esperienza bizzarra o “non italiana”, mi dicevo “questo lo devo scrivere nel blog”; ma poi pensavo “ma io non voglio aggiornare il blog, prendete un aereo e venite a vedere!”

Ma siccome non tutti sono amici su facebook (dove invece pubblico di continuo foto e criptici status), due righe vale la pena scriverle.NYC

Ad agosto alcuni fratelli ed amici son venuti a trovarmi: una settimana a Toronto e poi insieme a New York. Cosa volete che vi dica, premesso che l’atteggiamento da turisti (perfettamente comprensibile) della combriccola italiana ha minato seriamente la mia pace d’acero, Toronto non è Roma, non è Firenze, non è l’Europa, e non è nemmeno New York, non è Bernini o il tempio di Vesta sulla Via Sacra che dovreste aspettarvi! Superato lo shock da ricongiungimento familiare, siamo comunque riusciti a visitare quelle 4 cosette che la mia Toronto offre ai turisti: CN Tower, Royal Ontario Museum, Centre Island, Niagara Falls. E poi la UofT, il Financial District, China Town, St. Lawrence Market, Kensington Market, Little Italy, e il leggendario Dakota Tavern, dove tutte le domeniche suonano i The Beauties, una folk band straordinaria sconosciuta ai più semplicemente perchè la loro filosofia è “noi stamo qua, si vvolete venite a vederci e ci beviamo una birra”.

red pantsI giorni nella Grande Mela sono stati magnifici, io non ci ero mai stato ma lo sognavo da sempre, tutti sanno tutto di questa città quindi non aggiungo nulla. Nella top 5 delle cose più fighe che abbia mai fatto. Ma sono stato contento di tornare a Toronto (in autobus, 10 ore!), perchè pensavo seriamente di voler rimanere a New York. Ricorderò a lungo quel sabato mattina, scendo dall’autobus e silenzio, leggera brezza e calma. Toronto eh, non Taranto.

Anyways,  finita la vacanza derivata sono tornato alle mie pubbliche relazioni, alla mia musica e a Rome From Home. Non lavoro più per il web magazine, e mi dedico a 1GR8FMLY, la acoustic gospel band formata con Mike: abbiamo raggiunto il sorprendente numero di 15 persone coinvolte, e stiamo provando 5-6 canzoni. E’ davvero una bella idea, ci ritroviamo a casa sua ogni settimana, ognuno porta qualcosa, e si suona. Chiunque può partecipare, anche randomly di tanto in tanto. Mike e io abbiamo anche scritto un paio di canzoni. Ho visto alcune tra le migliori band in circolazione nella scena rock canadese: Moneen, relase party gratuito con special guest Anthony Green dei Circa Survive (ma sono arrivato tardi) e Hunter, hardcore band con membri di Alexisonfire e gli stessi Moneen, che pur non essendo dei geni e perfettamente intonati, sono tanto veri e passionali, sempre gli stessi da 10 anni. Disco nuovo da ascoltare e comunque da vedere live. E poi i Cancel Winter, dove suona il chitarrista degli Us And Others, band del mio talentuoso amico James. A parte il nome, perfettamente canadese (peccato che io quest’anno Skip Winter!), i quattro suonano benissimo, sanno quello che fanno e potrebbero tranquillamente essere su major e andare in tour The Killers. Mercoledì incontro il loro manager che tra l’altro mi ha fatto i nomi di Vanilla Sky, To Kill e Hopes Die Last (yeee!). Segnalo anche i Sunparlour Players, trio folk dell’Ontario, tutti e 3 suonano la cassa della batteria, il chitarrista suona anche un synth e in alcune canzoni il batterista suona contemporaneamente il basso, eccezionali.

La settimana scorsa sono stato invece ospite di un college della University Of Toronto per parlare del mio progetto Rome From Home, Music With A Mission, ed è stato un successo. Personale, perchè ho parlato un ottimo inglese per 30 minuti (temevo di cedere dopo 40 secondi), e di RFH perchè ho trovato tanta gente interessata. Insomma, al di là delle difficoltà economiche e organizzative, Rome From Home ha senso e bisogna insistere. Ho organizzato una cena a casa (casa nuova da agosto, bellissima) per soli artisti. Intanto alcuni amici si sono attivati per girare il video di “Orange” una mia canzone che suonavo con  THE UNION (la mia band), proprio ieri abbiamo scattato alcune foto (che trovate su facebook) delle location.

Questo mi porto a casa dal mio viaggio canadese (che devo momentaneamente interrompere): cazzo, io c’avevo

records

ragione, avevo ragione a inseguire certi sogni, ad assecondare certe intuizioni, avevo ragione porcaccia di quella troia a voler suonare e far suonare. Ecco.





1GR8FMLY

15 07 2009

Tip of the day: “Anyone Can Dig A Hole But It Takes A Real Man To Call It Home”  - Underoath

Il titolo di questo blog fa riferimento a una delle targhe personalizzate che si vedono sulle auto canadesi. Peccato non avessi una macchina fotografica, era un van nero guidato da una giovane mamma. Fighissima (la targa)!

Il mio silenzio è dovuto ai primi segni di cedimento, l’inizio è stato fin troppo intenso e sono rimasto senza stamina. Alcuni di voi hanno chiesto un aggiornamento, ed eccolo qui. Sto conoscendo i difetti dei canadesi e le contraddizioni del sistema nordamericano. Questo unito a una discreta dose di sfiga che mi ha portato, dopo la settimana a casa con l’influenza, in un pronto soccorso del St. Joseph’s Hospital per una sospetta frattura ad una costola. Costola intatta ma 600$ in meno nel portafoglio. Per una visita di pochi minuti ed un’attesa quasi, quasi, italiana. Non mi consola un granchè ripetermi che anche questo fa parte della mia avventura, avrei fatto volentieri a meno sia del doloroso incidente che della dolorosissima spesa. Certo, ho imparato che molti canadesi sanno giocare a hockey, e con la stessa verve agonistica affrontano le partite di calcio su prati della UofT, l’università di Toronto. Maledetti.

Sto realizzando che nonostante il multiculturalismo, spesso le comunità vivono in ambienti isolati, vedo i cinesi con i cinesi, gli indiani con gli indiani, gli italiani tutti insieme a Woodbridge, 40 min a nord di downtown. Però che meraviglia culinaria domenica scorsa, invitato da abbruzzesi che ancora ricordano mio zio Mario, morto anni fa, il postino più figo di tutto l’Abruzzo. Pranzo da Gino e Dina, ravioli fatti in casa, salami e formaggi, polpette broccoletti e buon vino rosso. Non ho bisogno di tornare in Italia per una domenica in campagna, basta andare a nord della mia Bay st. Dopo 2 mesi e mezzo di vita solitaria, hot dog hamburger e patatine, quel pranzo resterà nella storia di Canadan II. Nonostante il mio stomaco non abbia saputo accogliere l’evoluzione nell’alimentazione e mi abbia dato qualche disturbo.

mustang

mustang

Ho dei problemi di connessione a casa in questi giorni per cui mi limito a controllare la posta e altre indispensabili operazioni, ora scrivo da una delle molte ed efficienti Toronto Public Libraries.
Come accennavo questo è il momento più delicato, perchè tutti dicono che le opportunità ci sono ma ci vuole pazienza e bisogna ricominciare da zero, senza esperienza canadese quanto fatto in Italia va momentaneamente messo da parte. Ottenere un nuovo permesso di lavoro è molto complicato sia per un professionista italiano che per un delinquente giamaicano e devo richiedere il Permanent Visa per avere libertà di movimento, ma ci vogliono anche anni e io non ho pazienza.
Comunque la prossima settimana parto per la mia settimana di formazione, ad agosto cambio casa (31° piano vista lago e skyline su Yonge and Bloor, l’incrocio che divide la città in East and West, il centro del centro insomma!) e avrò un roommate, un amico parigino che ha studiato a Milano, in qualche modo inizia una seconda fase.
Il lavoro non mi impegna abbastanza, ci sono dei problemi di approccio che non sto a spiegare, tanto per intenderci il vice direttore dell’Istituto Italiano di Cultura (vogliono coinvolgermi per un evento a gennaio ma dove sarò non lo so), mi ha detto, a proposito del magazine “questo sito è davvero MOLTO brutto”. Olè. Dettaglio di cronaca, la sede della società  è all’interno del nuovo Milan Sport Centre, e per  non farmi mancare sorprese, mi son ritrovato a pranzare nello stesso tavolo con Daniele Massaro! A Toronto!

L’episodio la dice lunga sulla profonda distanza tra i due tipi di italiani che vivono qui, gli immigrati con istruzione elementare arrivati qui 40 anni fa, che hanno lavorato come muratori e operai dalla mattina alla sera per una vita poi diventati imprenditori e che ora si godono le ville e i macchinoni, e i professionisti in visita qui da e per alcuni anni. Come chiedere a un manager milanese di avere a che fare con un carpentiere calabrese. Ecco. Io li vivo entrambi e cerco di apprezzarne le rispettive qualità. Dico solo, a sostegno del cedimento di cui sopra, che sono qui più per una categoria che per l’altra!

vicino casa

vicino casa

Continuano gli incontri inaspettati e le coincidenze non casuali, ma ora non ho più reazioni irrazionali, ho capito che questo è il Canada, e che io sono Canadan.
Ho assistito alla mia prima partita di football americano (canadese, altre regole) al Rogers Centre, mi sono divertito molto ma per lo più ho parlato di musica e scambiato ipod con i miei amici.
Ho avuto la mia prima liaison ammmorosa, una ragazza-amore-a-prima-vista, ma dopo una settimana mi ha portato in un gay club ed è stata un’esperienza quantomeno surreale. Scene folli. Vai a capire. Preferisco non raccontare i dettagli. Primo appuntamento meravigliosamente perfetto e romantico, secondo nella norma (canadese), terzo totalmente inspiegabile. Boh.

Domani ho una riunione con un amico fotografo e musicista, che ha deciso di battezzarsi l’anno scorso; vuole formare una gospel band e ci stiamo lavorando insieme  (non un coro parrocchiale, una band vera e propria), Queste alcune cover in cantiere per iniziare: The Beatles – Let it be, U2 – I still haven’t found what i’m looking for, Brand New – Jesus Christ, The New Amsterdams – Watch the world cave in, Dustin Kensrue (Thrice) – This is War, The Band – I shall be released. Exciting.  So di aver dimenticato qualcosa, ma la biblioteca sta chiudendo. Alla prossima!





arretrati, i castori, la sagra e lady gaga

22 06 2009

Tip of the day: “Machines” – Biffy Clyro

Ecco cosa succede quando si rimandano i compiti all’ultimo minuto. Ho fatto moltissime cose di ogni tipo in queste settimane e non le ho raccontate. Ho provato a indagare sulla scemata urgenza di aggiornare il blog: ci sono probabilmente diversi motivi, tra questi il fatto che non mi sorprendo più tanto facilmente. Di Toronto, dell’Ontario e del Canada, e di tutti gli esseri che vi abitano. E quanti sono. Questa città è un servizio: non è dei canadesi, non è di nessuno, è un servizio prestato a tutti quelli che ci vivono: persone arrivate da tutto il mondo per necessità o per opportunità che qui hanno semplicemente trovato un posto che funziona, aperto a tutti. Dopo 2 mesi ho smesso di credere che qui sia tutto perfetto, che siano tutti perfetti, ma ecco non posso non notare la differenza con la mia città, con il mio paese di origine. E questa Italia che ancora non mi manca (anche perchè qui di Italia vera o presunta ne trovi ovunque) mi sembra un paese, non un Paese. midland Checcazzo possibile che mentre qui 5 milioni di esseri umani cinesi africani indiani americani messicani giapponesi tedeschi polacchi riescono con ottimi risultati a convivere e a contribuire significativamente all’economia, nel mio pAESE si vota per un referendum che non può raggiungere il quorum se prima non si informano i cittadini con un linguaggio comprensibile su cosa e  perchè dovrebbero essere interpellati, e intanto vengono distratti da penosissime sassaiole mediatiche sulle abitudini del premier? Mi sento in imbarazzo a volte ad essere italiano all’estero, ho la tentazione di voler tornare a casa perchè almeno lì ci sei dentro, siamo abituati, ci abituiamo a tutti, impariamo a passare con il rosso, sappiamo dove sono gli autovelox, dove non ti fanno la multa anche se non puoi parcheggiare…mezzucci, sotterfugi, inganni.

I miei giorni a Toronto.

Ho firmato il mio primo contratto di lavoro, e non è stato necessario conoscere nessuno “mi manda X” “sono amico di Y” “fai un favore a Z”.

Ho cominciato a vincere le partite della domenica, con un sensibile miglioramento della forma atletica, stanno arrivando anche i primi numeri, finalmente il corpo asseconda in tempo reale i suggerimenti talvolta geniali del cervello!

Ho avuto la mia prima influenza, ed è stato noiosissimo rimanere a casa (poco più che un monolocale) da solo 4 giorni senza parlare con nessuno. Mi è servito di lezione, perchè sto scoprendo quante migliaia di cose devo imparare, piccole cose che in Italia, in famiglia, dai per scontate o che altri conoscono al posto tuo, e altre che qui son diverse: altre leggi, altre regole, altre consuetudini. Per esempio, per legge quando tossisco devo mettere il braccio davanti alla bocca, non le mani, per evitare contagi.  

Sono stato a Midland, Georgian Bay, 2 ore  a nord di Toronto insieme a Ricardo Gris Blanca e Joe (cito i nomi per internazionalizzarvi un po’!). Signori, il Canada è bellissimo. Punto. Amo la natura e amo le metropoli, e sono qui, in abbondanza. 

Huron

Midland è sul lago Huron, ed è l’insediamento in cui nel 1642 arrivarono i cattolici francesi del Quebec, gesuiti, i martiri canadesi appunto. 1000 km a bordo di canoe, non oso immaginare quanti metri avrei potuto fare io nelle loro condizioni. Nel 1930 sono stati dichiarati santi e in seguito patroni del Canada. Ricardo mi dice che in 5 anni in Canada, questo rimane uno dei posti più belli che abbia visitato, appena ha una scusa viene qui, anche da solo, per passeggiare lungo i laghi, in mezzo a castori e tartarughe. Non sto qui a dirvi quanto fossi contento ed esaltato nell’essere lì davvero, con i castori che attraversavano il lago e le tartarughe che deponevano le uova, non riuscivo proprio a contenere la gioia e ripetevo a Joe, canadese doc ma di origini filippine “no no no no no no no no no Joe, io devo rimanere a vivere qui, io devo rimanere qui Joe” e pensavo al lago Sinizzo dilaniato dal terremoto, sicuro che se mio padre fosse stato qui avrebbe detto “eh ma il lago Sinizzo è un’altra cosa!”. 

little italy

I giorni con l’influenza hanno portato una massiccia dose di depressione, bisogno di casa, di Roma, di Milano (non so perchè, mi manca più di Roma!), così ieri, convalescente ho raggiunto i miei amici e una delle persone con cui ho iniziato a lavorare a Little Italy per il “Taste of Little Italy”, folkloristica festa “de” paese. Sì perché di fatto, nonostante avessi la CN Tower e i grattacieli davanti agli occhi, su College Street altro non c’era che una comune sagra di paese, bancarelle, stand culinari, bande musicali. Per la cronaca, a poche centinaia di metri, su Queen Street, i Jonas Brothers presentavano i Much Music Video Awards (causa febbre sabato ho perso l’EdgeFest con Alexisonfire, Billy Talent, Moneen, AFI, Cancer Bats e altre 10 band!!). Siamo passati di lì per una mezz’ora, l’evento era all’aperto non negli studi televisivi (ho fatto in tempo a vedere Lady Gaga, Nickelback e Black Eyed Peas ma ho perso di nuovo il live dei miei adorati Alexisonfire!). 

Tornando a College st., bevendo una birra Moretti da “Sicilian Ice Cream”, mentre la Pino Cea Band suonava i Ricchi e Poveri, dopo quei 4 giorni chiuso in casa e due mesi lontano dall’Italia, mi son sentito, prima sorpreso poi divertito, nuovamente e perfettamente a mio agio. Tu voi fà l’americano ma sei nato in Italì. Quest’è.





some investments are recession-proof

8 06 2009

Tip of the day: “New Again” – Taking Back Sunday

Scusate il silenzio. La mia vita canadese, dopo un mese, lascia la prima pelle pseudo vacanziera per lasciare spazio alla quotidianità. Bè, di normale non c’è ancora molto: poche settimane fa ero a Roma e ora sono a Toronto; ogni giorno incontro nuove persone; tutto è diverso. Episodi chiave di questi ultimi giorni: 2 giugno

- ho festeggiato il mio compleanno, 30 anni il 30 maggio, in un irish pub in downtown con una decina di persone, e ad eccezione delle mie nuove amiche tamil-italiane, ognuno aveva un origine diversa: messicani, coreani, spagnoli, canadesi, trinidani, ecc. Mi sono divertito moltissimo, la band che suonava a sorpresa ha chiesto di me e il cameriere mi portava di continuo shottini e poi torta dicendo che era il mio compleanno. C’era lo zampino di Ricardo immagino. 

- il 2 giugno sono stato in Consolato per le celebrazioni, iniziate in  mattinata nel Palazzo del Governo dell’Ontario: i miei amici canadesi danno segni di cedimento causa i miei incontri istituzionali, ma non so come aiutarli! Ho conosciuto personaggi di un certo spessore, ma questo è un blog visibile da tutti, e devo necessariamente limitare i miei racconti. Uno dei motivi per cui in questi giorni non ho scritto nulla.

- sono stato a cena in casa di una coppia di imprenditori giapponesi, invitato dal console di Malta, ormai uno dei miei migliori amici nonostante i suoi 75 anni. Ho visto davvero troppo. I padroni di casa molto gentili e ospitali, presenti circa 50 persone, molti ambasciotori, consoli, businessmen…………………………..e Dan! Solo una cosa, per rendere l’idea: casa a Forest Hill (una delle zone più ricche di Toronto) con un ruscello japan zen style nel salotto! Con pesci enormi! e piante! E lusso! E chef! E cucina giapponese! Non è stata la cena più rilassante della mia vita, ma a suo modo utile.

- sabato scorso pranzo a St. Lawrence market, bellissimo, mi ha ricordato  molto l’Europa, di cui ogni tanto si sente la mancanza.  

- ieri prima vittoria dopo 2 sconfitte (tripletta la settimana scorsa ma sconfitta 6-5 al 95°), 4 gol segnati e tra questi un pallonetto clamoroso di prima intenzione, e in porta c’era l’unico  ragazzo con cui non avevo ancora giocato! Non è che sia tornato il fenomeno che ero (!?), ma il livello è basso; appena avrò recuperato una decente forma fisica, avrò dayafter meno dolorosi!

- oggi  ho visto un paio di scoiattoli vecchi e spelacchiati, mi hanno aiutato a tornare con i piedi per terra. A proposito, dopo il primo mese è tempo di primi bilanci. Li condividerò in un’altra occasione!





ma come è possibile 2

26 05 2009

Tip of the day: “The Girl” – City And Colour

Ieri  concerto di Dallas Green/City and Colour al Massey Hall, storico teatro in downtown. Ci hanno suonato tutti al Massey Hall. Aspettavo questo concerto da un paio di mesi, Dallas Green in questo momento è il mio artista preferito. Ho appuntamento con  Gerson (uno dei pochi conosciuti finora che conosce le band canadesi)  un’ora prima del concerto: è maggio, mese mariano, e decidiamo di incontrarci davanti a St. Michael (a 20 metri dal teatro) per il Rosario, che recitiamo  passeggiando per downtown, e finiamo davanti al teatro, dove circa 2mila persone, qualche adolescente molti ventenni e molti tatuaggi, sono in fila per assistere ad uno degli eventi dell’anno qui a Toronto. Abbiamo pregato pure per Dallas Green (ci siamo fatti due risate). CityandColour0017.jpg Opening act gli Attack In Black, ottima band della stessa label di Alexisonfire (la band principale di Dallas Green) e City And Colour. Prima di city and Colour, sale sul palco uno dei musicisti della band di DG che suona Bohemian Rapsody solamente con una chitarra acustica! Pubblico in delirio. Non voglio soffermarmi sulla performance, dico solo che Dallas Green è praticamente perfetto. Basta sentire i dischi, registrati in presa diretta. Non sbaglia una nota, ha un timbro eccezionale, è carismatico, è tatuato ovunque e gli basta una chitarra classica per incantare chiunque. Un talento puro, coltivato. E con gli AOF non è da meno, pur suonando un genere molto più aggressivo. Bello bello bello. Grandissimo concerto.

Altro capitolo, della serie incontri e connections. Ma come è possibile 2.

Sì perchè ormai rischio di abituarmi alle coincidenze. La giornata di oggi si conclude con Joe che mi chiede “conosci un sacco di persone qui, come è possibile?”. Eh già Joe, come cazzo è possibile che io sia qui da 3 settimane e che oggi mi presenti alla degustazione di vini a Yorkville dove mi ha invitato il console generale di Malta e trovo la mia (nuova) amica Karla che lavora nello staff dell’evento?? e tu Joe che ci fai qui?  e come è possibile che oltre a Karla trovi altre  persone che già conoscevo? Anche stavolta esco dal locale con una manciata di biglietti da visita, altre conoscenze (grazie a Mr. V., che Barbara ha ribattezzato “Dan’s Godfather”) e nuove amiche. Ho bevuto vini della California, dell’Ontario, del Salento e della Toscana. Ci voleva proprio dopo 3 settimane di coca cola e qualche birra. Yorkville è la zona fighetta di Toronto, e la gente presente lo era altrettanto. Utile e interessante. E così diverso dal sabato alternative con JV ed Edo al “The Kathedral” (il Traffic di Toronto!) per il concerto di Titan, #12 Looks Like You e Stray From The Path, band metalcore canadesi ed americane. Serata conclusa ad Etobicoke da un amico di JV per i combattimenti violentissimi di UFC (devo ammettere che mi sono piaciuti: birra, schermo da 110 pollici e Ultimate Fight Championship, so american!).lyoto-machida Lyoto Machida, brasiliano, è il nuovo campione. Non ha mai perso un incontro, e non ha mai perso nemmeno un round! E’ una bestia. Notare le orecchie. JV salta dal divano e urla “it’s the most **censored**ing amazing fight that i’ve ever **censored**ing seen”. Yeah man!

Ma dicevo di Yorkville. Torno a casa, svuoto le tasche, e mi soffermo su uno dei  biglietti da visita. Una delle ragazze che mi ha presentato Mr. V. ha un nome e una company familiari…un momento, nooo, non ci credo… è l’amica di Jennifer, la padrona della casa a Little Italy! mi guardo allo specchio e rido, ditemi che è tutto uno scherzo, mio buon Gesù, mi dici cosa significa tutto questo?





Garbatella, Sri Lanka

23 05 2009

Tip of the day: “Ballad of Hugo Chavez” – Arkells

Ieri incontro con il Toronto Italian Language Meetup, in un bar italiano (è il primo posto che mi ricorda fedelmente Roma), dove però, mi fa notare M., la organizzatrice del Gala Pro Abruzzo, mancano i tramezzini. Ho appuntamento con lei prima del meetup e scambiamo, in inglese più che in italiano, opinioni e suggerimenti. Mentre addentiamo una pizza con pere miele e gorgonzola (sì, lo so…) arrivano Josephine e Jennifer, gemelle, lineamenti indiani. Con la prima ci eravamo scambiati un saluto sul sito del meetup, così quando ci vediamo ci riconosciamo. Mi parlano in italiano, ma diverso da quello di Little Italy o Woodbridge: è più familiare, non mi fa ridere…è proprio italiano; noto solo qualche vocale aperta. Josephine sa che sono di Roma, ma mi chiede di dove, e mentre penso “che differenza fa per te? cosa puoi sapere dei quartieri di Roma?!?” continua “non sarai della Garbatella?!” e io “e tu che ne sai della Garbatella!?!?!”; “I Cesaroni” mi dice lei.

srilanka

E mi perdo.

La logica non mi assiste: sono a Toronto, a midtown, sto parlando con  due tamil, e Josephine, che non è un nome italiano, mi parla di Matteo Branciamore e dei Cesaroni! Questa è poesia. Comincio a ridere, ma contento, divertito, se quello che ho raccontato nei giorni scorsi è assurdo, qui abbiamo superato ogni limite. Insomma, queste due carinissime gemelline, sono molto più italiane di me, nettamente. Nate e cresciute a Palermo, figlie di cattolici tamil (!), 13 anni fa si sono trasferite qui con la famiglia, ma non fanno altro che pensare alla Sicilia, a casa loro, al mare, agli amici. Così seguono tutte le serie e i telefilm italiani, e in quanto a musica, bè se avessi chiesto chi ha vinto Sanremo  nel ‘92, mi avrebbero risposto, all’unisono, in un attimo. Sono commosso, più parlo con loro più vedo la piccolezza dei pregiudizi, l’inganno delle apparenze, l’unicità degli individui.JL

Comunque, tornando a loro, mi canticchiano “suono in una boy band suono in una boy band” e a quel punto vorrei prendere 3 biglietti per Roma e portarle subito in studio a conoscere i Velvet, poi vorrei trovargli il lavoro più bello del mondo a Palermo e vederle felici. Riesco appena a intuire quanta nostalgia possano avere di casa, se nonostante siano qui da tanti anni sono così aggiornate su tutto (comprano riviste come “Gente” o “Oggi” a Toronto!) e le parole “Palermo” e “noi italiani” escono dalle loro labbra ogni 7 secondi. Mi dicono, in coro “assomigli a Neri Marcorè”… “ahahah”, dico “grazie per il complimento, non è proprio un figo”, ma detto da loro, tamil, a Toronto, in italiano con accento siculo, a 6000 miglia di distanza da Neri Marcorè,  ha tutto un altro suono. Voglio conoscere la loro storia, e faccio mille domande. E mi commuovo e mi riempio di ammirazione quando Josephine mi racconta che la mamma, nello Sri Lanka, era una eccellente professoressa, fino a quando, causa la guerra civile, è finita a Palermo, dove per 20 anni, come dice lei “ha pulito i cessi degli italiani”.  Per la prima volta vedo capovolta la solita storia di immigrazione; immaginate se dopo una vita in un ministero o in una grande azienda, domani doveste finire che ne so, a Pechino, a lavare i piatti nei ristoranti cinesi. La mamma delle mie nuove amiche, (voglio incontrarla prima o poi) non ha potuto far altro che la domestica, fino a che, preoccupata per il futuro delle sue figlie, ha deciso con il marito di emigrare nuovamente, questa volta in Canada. Silenzio.

Intanto arrivano gli altri partecipanti, una cinquantina in tutto, alcuni sono italiani, altri italocanadesi, altri ancora appassionati del Bel Paese e della nostra lingua. La regola, ai meetup, è parlare italiano. Non che la cosa mi dispiaccia, ma è un occasione persa per migliorare il mio inglese, e in più mi si incolla un signore canadese sulla sessantina che vuole esercitare con me il suo lento italiano. 20 minuti di tortura.  Torno dalle mie nuove simpatiche amiche, e si parla di musica, vogliono vedere i Velvet e L’Aura dal vivo a Toronto, bisogna che faccia qualcosa, non posso deluderle. Con gli altri scambio qualche battuta, conosco un piemontese arrivato qui 3 anni fa, e un ragazzo di Sora (!) che incide i marmi. E poi una ragazza che parla appena l’italiano ma conosce perfettamente il siciliano, perchè da piccola ha vissuto con la nonna e solo a 6 anni ha iniziato a parlare l’inglese. Quante storie. Poi c’è Salvatore detto Sam, lui sì che è un vero personaggio, italocanadese anni ‘80, di quelli di seconda generazione, capelli lunghi e basettoni appassionato di hard rock e heavy metal. Geniale. E mille altri, sparsi per il mondo.





ma come è possibile

21 05 2009

Tip of the day: “Young Cardinals” – Alexisonfire

TTPPiccola parentesi su lunedì. Qui era il Victory Day, festa, così con Ricardo siamo andati a fare una passeggiata al Tommy Thompson Park, penisola e riserva naturale sul lago Ontario. Il bello di Toronto è che regala questi contrasti fortissimi tra i grattacieli di downtown e tanta natura perfettamente conservata. Il parco naturale ha centinaia di specie di uccelli, e si può vedere anche qualche coyote! Molto bello davvero, in una giornata di sole appena disturbata da un gran vento. Appena arrivati decidiamo di prendere un hot dog in questi camioncini, prendo panino e patatine e mi appoggio ad uno dei tavolini sul lago, ma vengo circondato da una ventina di gabbiani molesti aggressivi e affamati, Hitchcock è tornato! Li mando a quel paese in italiano e cominciamo a mangiare. Passeggiata, incontri con uomini e bestie di ogni specie, e ritorno a casa sereni e riposati.

Venerdì incontrerò la signora italo canadese che ha organizzato il Gala pro Abruzzo, mi da appuntamento nel pomeriggio perchè a pranzo ha un altro appuntamento, e mi dice anche con chi (attenzione), deve incontrare il console di Malta.

Ora, come è possibile che io vada finalmente con Joseph all’incontro con imprenditori e diplomatici di tutto il mondo in un esclusivo Export Club nel financial district (a proposito, la mia foto è stata pubblicata anche su TORO Magazine!), che mi presenti un bel po’ di persone interessanti, e tra queste un anziano signore a cui racconto dei miei primi giorni qui e della mia presenza al Gala pro Abruzzo, e che questo signore sia proprio il console di Malta che ha appuntamento con M. prima di me e di cui lei mi ha detto poche ore prima accidentalmente?!?!?!?!? Come è possibile che qui a Toronto mi succedano sempre cose incredibili, e che in qualche modo abbia sempre delle connections?? Tre anni fa il giornalista che sentito il mio cognome mi chiede se conosco un certo Fabio Cardinale (mio fratello!!!), Ricardo conosce una mia amica di Roma, il console di Malta amico di M., la tipa della F****** conosce la console, ecc ecc… crazy no?

Sta di fatto che mi dicono “quest’uomo conosce tutti a Toronto!”. Con me è stato non solo gentile ma anche simpaticissimo, mi chiede di continuo in italiano un po’ stentato “tutto beni? allora come vanno le cosi?” e poi mi dice mettendomi una mano sulla spalla “te lo dico io qui, adesso, fidati, tu non te ne andrai da qui. Quanti anni hai? (29) ma sei un ragazzino! ti voglio presentare un po’ di persone….e qui è pieeeeeeeeeeeno di ragazze che aspettano un uomo, te la trovo io, anzi ce l’ho già, è una bellissima ragazza, chiamami, chiamami quando vuoi dalle 8 del mattino a mezzanotte! E vedrai che M., che è una mia carissima amica, ti sarà molto utile (in effetti anche lei è stata disponibilissima con me, è stata lei a lasciarmi il sui numero di telefono). Insomma, altri nonni per me qui in Canada. Certo che nonno, quest’uomo ha proprio lo sguardo del ricco e potente!

L’incontro, non mi dilungo, è stato molto interessante, soprattutto perchè mi ha catapultato in un ambiente di alto profilo professionale, era un continuo scambio di biglietti da visita (aridaje…) e di domande dirette a valutare possibilità di business. Questi non scherzano, sanno lavorare e sono pragmatici. Ho tanto da imparare.I primi minuti sono stati un po’ scioccanti, poi devo dire che ho rimediato molti inviti a pranzo e colloqui di lavoro. Staremo a vedere.

Terminato l’incontro Joseph mi propone di hang out con lui, e mi chiede se conosco Panorama….lì per lì mi dico “bè sì, ogni tanto vado a fare la spesa lì sulla tiburtina…” e invece, carissimi, mi porta al 51° piano di un grattacielo dove c’è questo locale-ristorante molto raffinato che ha una visuale pazzzzzzzescaPanorama (e non solo per le bellezze locali!).  E a 100 metri da casa mia. Tornerò.

Voglio dirvi che abbiamo avuto una conversazione molto profonda e intima sulla vita, a partire dal lavoro e dagli affetti, nonostante ci fossimo visti solo un paio di volte siamo entrati subito in confidenza. Così l’ho reso partecipe del come e del perchè del mio viaggio a Toronto, della musica e del lavoro. Quindi quando gli faccio vedere casa mia, vede la chitarra e vuole sentire qualcosa. Solita canzone in italiano, e passo sicuro in modalità inglese; mi dice “ma è incredibile, cambi completamente accento e tono, non si direbbe che sei italiano…amazing!” Chiedo conferma “vuoi dire che hai capito quello che dicevo? la canzone è mia” e lui “ma è bellissima, hai talento, certo ho capito tutto”. Olè. Mi propone di andare da lui una domenica, vuole presentarmi sua sorella, che canta, e altri amici. Potrei iniziare facendo concerti “at your place”, perchè no?

Termino con Prison Break, è finito, per sempre, ultimo episodio dell’ultima serie. Che amarezza!





Farmers Feed Cities.

18 05 2009

Tip of the day: “Ring of Fire” – Johnny Cash.
Prima di iniziare. Da oggi consiglierò una canzone ad ogni post.

Mannoniti. A un paio d’ore da Toronto, vivono comunità di mannoniti, separatisi dagli Amish moltissimi anni fa. Conducono una vita semplice, essenziale, sono ultra conservatori, e si sposano solo tra loro: hanno le loro fattorie, producono quello che mangiano, si muovono su carrozze a cavallo, vestono come contadini del ‘600. Davvero impressionanti.
Anna Mae'sMennonite Family A parte questo, che ricorderò per tutta la vita, il weekend nella fattoria degli Stevers, giovane e splendida gente di campagna con le palle, altissimi biondi occhi azzurri e con una grande forza, sarà memorabile. Il capofamiglia, Michael, è già un mito per me. Sono cattolici tradizionalisti, non ricordo bene il termine ma in sostanza sono preconciliari, come Mel Gibson.
La campagna canadese è sterminata; questa zona, nei pressi di Kitchener, non lontana da London, è fatta di enormi spazi, campi e fattorie. Immaginate i mannoniti che dicono “oggi andiamo a pranzo dagli Smiths”, appuntamento all’una. Alle 4 del mattino devono uscire di casa per arrivare puntuali! l’inverno?…crazy. Siamo a maggio e io voglio il mio giaccone, il tempo è bellissimo ma c’è un vento “non tranquillo”, e anche se loro sono raggianti perchè l’inverno è ormai alle spalle, per me siamo a dicembre.
Tipica casa di campagna (canadese), fattoria con maiali, galline libere e mucche. E i campi. Michael, poco più che trentenne, due figli e una moglie bellissimi, si alza la mattina alle 6 e nutre le bestie, ara i campi, prepara la colazione alla famiglia, prega butta giù qualche albero con le mani, sposta le mucche prendendole in braccio e intanto beve birra, è veramente un fico. E’ di campagna ma non crediate che sia rozzo, tutt’altro. Nella mansarda ha un pc con 3 monitor (mi chiedo “eccheccazzo c’entra tanta tecnologia?”); è un trader e ha la passione per la borsa e i mercati. Sempre più mito.

Comunque, appena arrivati vogliamo vedere gli animali, siamo una decina e alcuni di noi (alcuni….Ricardo ed io) si comportano come bambini allo zoo. Pigs Entriamo nella stalla, e 700 meravigliosamente sporchi e puzzolenti maiali ci danno il benvenuto. Li guardo meravigliato, ammetto che la prima cosa che ho pensato è stata “di questi non si butta niente!!”. Chiedo a Michael se posso entrare proprio nel recinto, mi chiede se ho paura e mi da un paio di stivali, raccomandandomi di dare qualche calcio qua e là se si avvicinano troppo. Non sto più nella pelle, vedo porchette e salsicce ovunque, ma appena entro vengo letteralmente travolto, cazzo questi vogliono mangiare! Mi diverto moltissimo ma non riesco proprio a muovermi, provo a raccontargli “La fattoria degli animali” ma niente, dopo un paio di minuti esco e saluto. Che esperienza. Sono proprio dei porci, ma il maiale, bisogna dirlo, è proprio un bell’animale. E sono bastati 10 minuti per puzzare come loro per 2 giorni!working w the best
Torniamo in casa dove le ragazze stanno preparando parte della cena (l’altra parte è il BBQ) e beviamo birra. Mi sento proprio un cowboy. La serata scorre serena, le bistecche degli Stevers sono enormi, la carne è dei loro animali, e Ricardo intanto aumenta le aspettative su di me ripetendo continuamente con accento spagnolo “Dan is an italian rockstarrrr, right, he’s gonna play for us in the campfire!”. Vedo vino rosso argentino e ne abuso, non posso esimermi dal suonare ma conosco solo una canzone, mia, in italiano (voglio evitare l’inglese!) e dall’inizio alle fine, e non ho spartiti. Accendiamo il falò, e su proposta MaryAnn, sorella di Michael, recitiamo il rosario tutti insieme. Cool. Qui non siamo in Italia, chi è cristiano è cristiano e non ci gira intorno, hanno una fede forte e sono coerenti. Patrick, futuro marito di MaryAnn, prende la sua chitarra e suona un paio di canzoni, e anche se non è un fenomeno, la sua pronuncia, mortacci sua, è corretta. Capisco tante cose in questi pochi minuti che mi separano dal passaggio di consegne: noi italiani wannabe americani dobbiamo impegnarci mille volte di più per essere credibili musicalmente, ma di fatto, se non fosse per l’accento, siamo più bravi! Tocca a me.
Chiedo l’aiuto del pubblico ma non vanno a tempo, e meno vanno a tempo più mi sento sicuro, al punto che mentre canto in italiano viro verso l’inglese, due mie canzoni le ricordo. Fila tutto liscio, capiscono e apprezzano, e ho capito che si può fare.
Mentre Michael e Joe discutono di borsa, noi andiamo avanti, la temperatura è proibitiva e mi aiuto con il whiskey e un sacco a pelo. Le ragazza lentamente perdono colpi e rincasano, faccio in tempo a improvvisare “Ring of Fire” di Johnny Cash, tanto Catharine conosce le parole, e anche noi rientriamo.
Piccola parentesi: Catharine è di St. Catharines e ha frequentato lo stesso liceo di George Pettit, il cantante degli Alexisonfire, altra band canadese tra le mie preferite. Ma quant’è piccolo il mondo.
Ci accampiamo come possiamo tra divani e parquet, e buonanotte. La mattina vengo svegliato da Kathy che ha la piccola Julianne sotto un braccio e Nicholas, quasi 3 anni, semi addormentato sotto l’altro. Mi ricorda i documentari di Super Quark con le leonesse e i loro cuccioli presi per la collottola. Questi Stevers sono proprio belli. La piccola peste morderà la mia testa mentre lo metto sulle spalle, e poi si lamenterà di un capello rimasto sotto la lingua. Che ridere. E che male. E’ divertentissimo comunque, già aiuta il papà e piange se non lo porta sul trattore insieme a lui, è coraggiosissimo e giustamente selvaggio. Un ometto. La comunicazione tra noi non è semplicissima (2 anni, in inglese, vagli a spiegare che sono italiano!) ma si diverte. Questa è la giornata delle mucche.FFC Andiamo a messa in un paese lì vicino nell’unica chiesa cattolica, colazione offerta da gentile signorona che ha preparato boccione di caffè e biscotti fatti in casa (ovviamente le dico che sono italiano ecc ecc ma quanto mi piace parlare con ’ste persone!?!) e poi di nuovo a casa, dove tempo mezz’ora la tavola si riempie di: marmellate, torte, pane, burro, sciroppo d’acero, waffles, caffè, succo d’arancia, insalate, e… bacon e salsicce cotte sul BBQ.

Qui l’invito è a fermarvi, chiudere gli occhi, e sentire gli odori. Finita la colazione si va dalle mucche, tante, belle e in salute. Nicholas le accarezza, sono sue amiche. Tornando a casa chiedo a Ricardo “ti senti veramente un uomo dopo questo weekend?”, ma intervien Michael “Vuoi sentirti veramente uomo? Seguitemi”. Il trattore. Ricardo deve guidare il trattore. Sono delle macchine sofisticatissime, hanno navigatori e pulsanti ovunque. Il nostro spagnolo supera la prova in ogni caso. Adesso è ora di tornare a T.O. Saluti commossi, abbracci, facebook per tutti. Noi maschi ormai vogliamo diventare farmers, Michael è divertito ma guarda questi city guys un po’ come dei coglioni. Ma ora siamo anche un po’ più uomini.





nuove scoperte, nuovi incontri

16 05 2009

Ieri lunga passeggiata da Bay and College, dove abito, verso Trinity Bellwood Park, 45 minuti circa, dove ho appuntamento con Jennifer, canadese d.o.c (forse la prima canadese 100% che incontro), la padrona di quella che sarebbe dovuta essere in principio la mia bella casetta “montreal style” a Little Italy. Potevo prendere i mezzi, ma mi piace camminare ed è un modo per esplorare nuove aree. E infatti, cammina cammina, Dan si ritrova a China Town! Un delirio, getting through ho capito che difficilmente potrei vivere, come invece pensavo, a Pechino, Singapore o metropoli simili. Gli odori, le persone, i negozi, i vestiti, il cibo, sono davvero troppo soffocanti anche per un esterofilo come me. Comunque che meraviglia, vivo in una città che è tante città, centinaia di comunità più o meno integrate (a proposito, allego foto della lunga protesta delle tigri Tamil)Tamil Insomma, attraverso stordito China Town, soddisfatto della nuova scoperta, e mi immetto nuovamente su Queen St., il fashion district. Non c’è niente da fare, è proprio fashion, negozi trendy, gente trendy, locali trendy. Mi sembrano “avanti” rispetto a noi, ma poi Jennifer mi dirà che secondo lei a Toronto la moda, le tendenze, arrivano 1-2 anni dopo rispetto all’Europa. Devo approfondire. In ogni caso, ci incontriamo, e anche lei come tutti quelli che mi conoscono appena o che prima hanno visto le foto su facebook, mi chiede che fine ha fatto la barba (tornerà! è stato un errore! sta già ricrescendo!) e via ci addentriamo nel parco, discreto. è proprio canadese, sia per linguaggio che per il tono della conversazione, riscontro differenze con i latini-sudamericani amici di Ricardo. Interessante conversazione, parliamo di Toronto, dei torontonians e dei loro modi di fare e apprendo molte cose piccole ma che definiscono un popolo e la sua cultura; parliamo di fede, di italiani italiani e italiani immigrati, e intanto scopro la parte ovest della città che le mie lunge gambe non avevano mai raggiunto. In effetti gli scenari cambiano rispetto a downtown, qui ci sono casette, botteghe, artisti, siamo sotto Little Italy e le due zone si assomigliano.
Forse il mio primo pomeriggio rilassato, quasi canadese. Abbiamo bevuto un ottimo tè freddo al mango (un litro!) all’aperto e siamo risaliti verso College Street/Little Italy. Qui la gentilissima Jennifer mi regala la gioia di sentirmi torontiano vero, offrendemi un bicchiere di caffè americano di quelli che si bevono camminando. Oh, tutti i canadesi hanno in mano una cup of something, preferibilmente comprata da Tim Hortons e non da Starbucks. Ci sono Tim Hortons ovunque, ad ogni angolo. Non ne possono fare a meno: visto il freddo, d’inverno camminano con una tazza di caffè per riscaldarsi, e in primavera ed estate ormai sono addicted.
Bene, ci salutiamo, la ringrazio, e quando torno a casa Ricardo mi chiama per confermare il grande weekend che ci aspetta: andremo in una farm di una loro amica, fuori città, a vivere come contadini! Dice che ci divertiremo molto, mi ha chiesto di portare la chitarra ma come sapete non sono uno da campfire, so suonare solo le mie canzoni + canzoni in inglese ma ecco, come dire, qui non è ancora il caso! Lunedì è giorno di festa, Victoria Day, quindi long weekend. Vado che mi aspettano le galline.TORONTO 2006





cose crazy a T.O.

15 05 2009

A Toronto mi succedono sempre cose incredibili.

Mercoledì mi dirigo più elegante che posso verso Yonge and King St., il distretto finanziario, per incontrare una persona che mi ha invitato ad un meet up di sales men e professionisti. Un’ottima occasione per fare networking.

Arrivo puntuale e mentre aspetto Joseph, che non arriverà mai perchè nella mail dice 5:00 pm del 13 maggio ma l’incontro è il 20 (poco male !!!) vedo un tipo sospetto che mi gira intorno, mi guarda e abbassa lo sguardo, e lo fa per almeno un minuto. Ha una macchina fotografica professionale, deve essere un fotografo non un pazzo. un po’ mi stranisco un po’ la cosa mi diverte, poi vedo che accende la camera e penso “adesso scatta una foto e scappa”, invece si avvicina e mi dice “mi scusi, sono un fotografo e lavoro per TORO Magazine, rivista di lifestyle e fashion. E io “eh eh e dici che sono fashion io??!”; insomma mi fa mettere in posa davanti a centinaia di persone, è una zona trafficata, ci sono banche e uffici, e mi chiede di fare una faccia seria. Non posso nascondere che la cosa mi esaltasse moltissimo, ero lì per un appuntamento che non avevo con una persona che non arriverà mai e proprio in quei 5 minuti in cui aspetto arriva sto tipo di una specie di Vanity Fair che chiede di fotografarmi! Per altro quando sono tornato a casa ho trovato una mail di umilissime e formalissime scuse di Joseph che dice che sarà lieto di presentarmi alcune persone. Omnia in bonum.
Insomma mi mostra le foto mi da il suo biglietto da visita (qui ce l’hanno tutti, anche i camionisti, visto che i miei sono ormai inutilizzabili visto il misero fallimento di Sherpa Tv, risolvo per il momento con la business card creata sul mio telefono, e faccio il figo così), e ci salutiamo. Ha anche un suo blog personale stile The Sartorialist  (celeberrimo blog di moda street fashion lifestyle ecc.) e questo è il risultato: http://www.whatsyourpersona.blogspot.com/Dan_Papas

Le sorprese non finiscono.

La sera per caso navigo sul sito di Edge Fm, una delle radio canadesi più importanti, e leggo che la mattina di giovedì avrebbero avuto in studio i Billy Talent, canadesi, uno dei miei gruppo preferiti. Siccome la radio dà sulla strada e ha le vetrate, e a volte aprono al pubblico, mi dico “perchè no? è vicino casa” e vado. Oh, tutto è a walking distance da casa mia!

Trovo 3-4 ragazzi lì fuori a sbirciare, le porte sono chiuse ma i 4 si vedono e si ascoltano, gli speaker sono sulla strada. Nè deluso nè esaltato mi compiaccio comunque di aver visto ’sti Billy Talent. Finito il programma stavo per andar via ma vedo che escono proprio dove eravamo noi, ci salutano e un ragazzo si offre di farmi una foto con la band. Ringrazio e a quel punto mi presento ai Billy Talent in due parole gli racconto chi sono, da dove vengo, del permesso di lavoro, del loro secondo disco comprato 3 anni fa proprio a Toronto, a Yonge St. dove siamo ora e che insomma sembra tutto così incredibile: perdo il lavoro perchè la mia società fallisce, la mia ragazza mi lascia a Natale,  poche settimane dopo ottengo il permesso di lavoro per il Canada e ora sono a Toronto a parlare con loro! Wow. Qui è molto inflazionato dire “like WOW!” il Wow possibilmente con tono crescente.

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Mi muovo verso casa e loro fanno la stessa strada e non prendono il van/limousine che li aspettava, e camminiamo insieme come vecchi amici soprattutto con Jon, il bassista, parlando per una decina di minuti, di tutto, musica, italia, italiani, canadesi, cosa voglio fare qui ecc. Gli ho attaccato un pippone clamoroso, temo. Ma è molto gentile e mi augura, salutandoci, buona fortuna. 

L’ultima cosa incredibile è invece questo sito che ho trovato non so come www.magicaroma.ca ahahahahahha! Credo che Massimiliano di Italiani.ca, il romano conosciuto al benefit party, ne sappia qualcosa, voglio iscrivermi!

A presto con nuove perle.