Wooden Heart

27 09 2011

Tip of the day: “Wooden Heart” – Listener

Dan Smith è un americano originario dell’Arkansas. Da alcuni anni porta avanti questo progetto definito “talk music”, una sorta di musica parlata vagamente riconducibile al rap ma molto più minimale. Assomiglia ad un predicatore, e le sue radici cristiane protestanti ne sono una prova. Recentemente il progetto solista è diventato una vera e propria band, insieme a lui c’è infatti il suo amico e chitarrista Christin Nelson. Trovo Wooden Heart una bellissima canzone e una bellissima poesia, qualche giorno fa ho trovato su youtube una nuova versione del video e della canzone, you don’t wanna miss it!

WOODEN HEART (sea of mist called skaidan)
We’re all born to broken people on their most honest day of living
and since that first breath… We’ll need grace that we’ve never given
I’ve been haunted by standard red devils and white ghosts
and it’s not only when these eyes are closed
these lies are ropes that I tie down in my stomach,
but they hold this ship together tossed like leaves in this weather
and my dreams are sails that I point towards my true north,
stretched thin over my rib bones, and pray that it gets better
but it won’t won’t, at least I don’t believe it will…
so I’ve built a wooden heart inside this iron ship,
to sail these blood red seas and find your coasts.
don’t let these waves wash away your hopes
this war-ship is sinking, and I still believe in anchors
pulling fist fulls of rotten wood from my heart, I still believe in saviors
but I know that we are all made out of shipwrecks, every single board
washed and bound like crooked teeth on these rocky shores
so come on and let’s wash each other with tears of joy and tears of grief
and fold our lives like crashing waves and run up on this beach
come on and sew us together, tattered rags stained forever
we only have what we remember

I am the barely living son of a woman and man who barely made it
but we’re making it taped together on borrowed crutches and new starts
we all have the same holes in our hearts…
everything falls apart at the exact same time
that it all comes together perfectly for the next step
but my fear is this prison… that I keep locked below the main deck
I keep a key under my pillow, it’s quiet and it’s hidden
and my hopes are weapons that I’m still learning how to use right
but they’re heavy and I’m awkward…always running out of fight
so I’ve carved a wooden heart, put it in this sinking ship
hoping it would help me float for just a few more weeks
because I am made out of shipwrecks, every twisted beam
lost and found like you and me scattered out on the sea
so come on let’s wash each other with tears of joy and tears of grief
and fold our lives like crashing waves and run up on this beach
come on and sew us together, just some tattered rags stained forever
we only have what we remember

My throat it still tastes like house fire and salt water
I wear this tide like loose skin, rock me to sea
if we hold on tight we’ll hold each other together
and not just be some fools rushing to die in our sleep
all these machines will rust I promise, but we’ll still be electric
shocking each other back to life
Your hand in mine, my fingers in your veins connected
our bones grown together inside
our hands entwined, your fingers in my veins braided
our spines grown stronger in time
because are church is made out of shipwrecks
from every hull these rocks have claimed
but we pick ourselves up, and try and grow better through the change
so come on yall and let’s wash each other with tears of joy and tears of grief
and fold our lives like crashing waves and run up on this beach
come on and sew us together, were just tattered rags stained forever
we only have what we remembercredits





the patio season

10 09 2011

Tip of the day: “Friends and Lovers” – Incubus

I canadesi, o quantomeno i torontiani, chiamano così l’estate, la patio season. Che dice molto della loro semplicità e anche, da un punto di vista meteorologico latitudinare, della loro pochezza. Ma se basta poco per essere felici, ecco che quattro-metri-per-quattro all’aperto di bar e locali sono sufficienti per stare allegri. E allora, tornato a casa qualche giorno fa ho cominciato a pensare a quali fossero i miei patii; quali sono i nostri patii?

Chi ha avuto il privilegio di vedere il mondo fuori, meglio ancora di viverlo almeno un po’, di solito torna a casa contento ma anche un po’ seccato, da un lato perchè rivaluta o scopre il proprio hometown patio, dall’altro perché, a volte, il patio del vicino è (sempre) più legnoso.

Il mio ritorno in Canada è stato un vero e proprio ritorno a casa. E credo che per un italiano romano sentirsi a casa a Toronto Ontario Canada Nord America Nuovo Mondo sia proprio una bella cosa, il segno che la globalizzazione buona funziona. Real cool uh? Un po’ come quando vai nel paese dei tuoi nonni, dove hai trascorso tante estati, o quando vai a pranzo dai tuoi la domenica: non c’è l’excitement della novità, ma quella sensazione di serenità e buonumore di cui spesso abbiamo consapevolezza solo quando mancano (perché siamo lontani da casa ad esempio).

Ho cercato di incontrare tutti gli amici e le persone che avevo incontrato back then, e per riuscirci con pochi giorni a disposizione ho dovuto utilizzare lo stesso metodo di pianificazione settimanale che abbiamo in azienda. Ha funzionato! Tutto serve, quasi tutto è connected. E come sempre, i canadesi sono davvero gentili. E a Toronto si vive, semplicemente, molto bene.
Questa volta sono riuscito ad andare anche a Montreal, molto europea lo so lo dicono tutti è una banalità ma è così.

E poi una esperienza tutta canadese, un weekend in un cottage in mezzo al nulla, anzi al tutto della natura canadese, tutta boschi e laghi. Il mio amicone Ricardo, madrileno di nascita canadese d’adozione, ha sempre amato il Canada, quando viveva in Spagna, per i suoi meravigliosi landscapes, e così, super proud, ha comprato questo cottage 40 km a nord di Napanee, cittadina conosciuta solo perché ci è nata Avril Lavigne. E perchè fosse una autentica esperienza canadese, non ha scelto Muskoka, la Cortina dei torontiani, ma Tamworth, conosciuta solo perchè c’è il cottage di Ricardo (che canta peggio di Avril Lavigne e con gli italiani tira sempre fuori la sua personale esilarante versione di “Assurro” di Celentano). E per non farsi mancare nulla, ha scelto un cottage senza energia elettrica (o meglio, alimentata a motore) e isolatissimo. Due giorni di nuotate, kayak, passeggiate a piedi nudi nel bosco, parte inevitabile del collaudato tour ricardino per tutti i suoi coraggiosi ospiti, attraversare il lago/fiume a nuoto e tornare a casa via terra. E, big surprise, miriadi di black flies, fastidiosissimi mosconi con la passione per la carne umana (porto ancora i segni). Posso dirle di averle prese ma anche date, utilizzando le poche bestiole colpite prima che mi staccassero altri centimentri di pelle come esche per l’altra 100% authentic canadian experience, la pesca.

Che poi anche i black flies, come i patii, hanno molto da insegnare. Per esempio che nessun posto è perfetto, e che dobbiamo trovare il nostro patio lì dove siamo, e godercelo con le persone a cui vogliamo bene, coscienti che allo stesso tempo avremo a che fare con mosche rompicoglioni anche nel posto più bello del mondo, ma che in fondo, con un po’ di inventiva, possono anche diventare delle ottime esche.





back and forth.

28 07 2011

Tip of the day: “Karma” – Parkway Drive

Sto tornando.
Dopo quasi due anni tra Italia, California, Caraibi e qualche ora a Toronto, tornerò a scrivere. Dal Canada, dove andrò tra qualche settimana, e da Roma, dove vivo ora.
Qualche mese fa, di ritorno da Los Angeles, ho scritto su facebook: “tutte le strade portano a Roma, maledizione”.
Un po’ è così, e i nuovi viaggi nella West Coast (che racconterò sotto forma di flashback) lo confermano, un po’ è il limite di alcuni italiani, di lamentarsi del proprio Paese senza apprezzarne i pregi. (?)
Ne parleremo.

Ah, sì sono tornato safe and sound e molto contento da Toronto a fine ottobre 2009, pochi giorni dopo ho iniziato a lavorare come consulente per una multinazionale americana, e nella spasmodica ricerca di una casa che assomigliasse un po’ alla meravigliosa dimora in downtown Toronto, sono finito, dopo una suburbana parentesi a Pietralata, in una bianca e moderna mansarda in un residence non lontano da dove sono nato e cresciuto.
Et voilà.
Welcomeback.





cancel winter

5 10 2009

Tip of the day:  ”On The Safest Ledge” – Copeland

Quasi tre mesi senza aggiornare il blog! Sì perchè ultimamente scrivere mi sembra una fastidiosa messa in pubblico della mia ordinaria vita privata: io qui ho iniziato una nuova vita, non un’altra, la stessa vita ma rinnovata, sono finiti i tempi delle sorprese e delle scoperte, e allora ogni giorno, ad ogni esperienza bizzarra o “non italiana”, mi dicevo “questo lo devo scrivere nel blog”; ma poi pensavo “ma io non voglio aggiornare il blog, prendete un aereo e venite a vedere!”

Ma siccome non tutti sono amici su facebook (dove invece pubblico di continuo foto e criptici status), due righe vale la pena scriverle.NYC

Ad agosto alcuni fratelli ed amici son venuti a trovarmi: una settimana a Toronto e poi insieme a New York. Cosa volete che vi dica, premesso che l’atteggiamento da turisti (perfettamente comprensibile) della combriccola italiana ha minato seriamente la mia pace d’acero, Toronto non è Roma, non è Firenze, non è l’Europa, e non è nemmeno New York, non è Bernini o il tempio di Vesta sulla Via Sacra che dovreste aspettarvi! Superato lo shock da ricongiungimento familiare, siamo comunque riusciti a visitare quelle 4 cosette che la mia Toronto offre ai turisti: CN Tower, Royal Ontario Museum, Centre Island, Niagara Falls. E poi la UofT, il Financial District, China Town, St. Lawrence Market, Kensington Market, Little Italy, e il leggendario Dakota Tavern, dove tutte le domeniche suonano i The Beauties, una folk band straordinaria sconosciuta ai più semplicemente perchè la loro filosofia è “noi stamo qua, si vvolete venite a vederci e ci beviamo una birra”.

red pantsI giorni nella Grande Mela sono stati magnifici, io non ci ero mai stato ma lo sognavo da sempre, tutti sanno tutto di questa città quindi non aggiungo nulla. Nella top 5 delle cose più fighe che abbia mai fatto. Ma sono stato contento di tornare a Toronto (in autobus, 10 ore!), perchè pensavo seriamente di voler rimanere a New York. Ricorderò a lungo quel sabato mattina, scendo dall’autobus e silenzio, leggera brezza e calma. Toronto eh, non Taranto.

Anyways,  finita la vacanza derivata sono tornato alle mie pubbliche relazioni, alla mia musica e a Rome From Home. Non lavoro più per il web magazine, e mi dedico a 1GR8FMLY, la acoustic gospel band formata con Mike: abbiamo raggiunto il sorprendente numero di 15 persone coinvolte, e stiamo provando 5-6 canzoni. E’ davvero una bella idea, ci ritroviamo a casa sua ogni settimana, ognuno porta qualcosa, e si suona. Chiunque può partecipare, anche randomly di tanto in tanto. Mike e io abbiamo anche scritto un paio di canzoni. Ho visto alcune tra le migliori band in circolazione nella scena rock canadese: Moneen, relase party gratuito con special guest Anthony Green dei Circa Survive (ma sono arrivato tardi) e Hunter, hardcore band con membri di Alexisonfire e gli stessi Moneen, che pur non essendo dei geni e perfettamente intonati, sono tanto veri e passionali, sempre gli stessi da 10 anni. Disco nuovo da ascoltare e comunque da vedere live. E poi i Cancel Winter, dove suona il chitarrista degli Us And Others, band del mio talentuoso amico James. A parte il nome, perfettamente canadese (peccato che io quest’anno Skip Winter!), i quattro suonano benissimo, sanno quello che fanno e potrebbero tranquillamente essere su major e andare in tour The Killers. Mercoledì incontro il loro manager che tra l’altro mi ha fatto i nomi di Vanilla Sky, To Kill e Hopes Die Last (yeee!). Segnalo anche i Sunparlour Players, trio folk dell’Ontario, tutti e 3 suonano la cassa della batteria, il chitarrista suona anche un synth e in alcune canzoni il batterista suona contemporaneamente il basso, eccezionali.

La settimana scorsa sono stato invece ospite di un college della University Of Toronto per parlare del mio progetto Rome From Home, Music With A Mission, ed è stato un successo. Personale, perchè ho parlato un ottimo inglese per 30 minuti (temevo di cedere dopo 40 secondi), e di RFH perchè ho trovato tanta gente interessata. Insomma, al di là delle difficoltà economiche e organizzative, Rome From Home ha senso e bisogna insistere. Ho organizzato una cena a casa (casa nuova da agosto, bellissima) per soli artisti. Intanto alcuni amici si sono attivati per girare il video di “Orange” una mia canzone che suonavo con  THE UNION (la mia band), proprio ieri abbiamo scattato alcune foto (che trovate su facebook) delle location.

Questo mi porto a casa dal mio viaggio canadese (che devo momentaneamente interrompere): cazzo, io c’avevo

records

ragione, avevo ragione a inseguire certi sogni, ad assecondare certe intuizioni, avevo ragione porcaccia di quella troia a voler suonare e far suonare. Ecco.





1GR8FMLY

15 07 2009

Tip of the day: “Anyone Can Dig A Hole But It Takes A Real Man To Call It Home”  - Underoath

Il titolo di questo blog fa riferimento a una delle targhe personalizzate che si vedono sulle auto canadesi. Peccato non avessi una macchina fotografica, era un van nero guidato da una giovane mamma. Fighissima (la targa)!

Il mio silenzio è dovuto ai primi segni di cedimento, l’inizio è stato fin troppo intenso e sono rimasto senza stamina. Alcuni di voi hanno chiesto un aggiornamento, ed eccolo qui. Sto conoscendo i difetti dei canadesi e le contraddizioni del sistema nordamericano. Questo unito a una discreta dose di sfiga che mi ha portato, dopo la settimana a casa con l’influenza, in un pronto soccorso del St. Joseph’s Hospital per una sospetta frattura ad una costola. Costola intatta ma 600$ in meno nel portafoglio. Per una visita di pochi minuti ed un’attesa quasi, quasi, italiana. Non mi consola un granchè ripetermi che anche questo fa parte della mia avventura, avrei fatto volentieri a meno sia del doloroso incidente che della dolorosissima spesa. Certo, ho imparato che molti canadesi sanno giocare a hockey, e con la stessa verve agonistica affrontano le partite di calcio su prati della UofT, l’università di Toronto. Maledetti.

Sto realizzando che nonostante il multiculturalismo, spesso le comunità vivono in ambienti isolati, vedo i cinesi con i cinesi, gli indiani con gli indiani, gli italiani tutti insieme a Woodbridge, 40 min a nord di downtown. Però che meraviglia culinaria domenica scorsa, invitato da abbruzzesi che ancora ricordano mio zio Mario, morto anni fa, il postino più figo di tutto l’Abruzzo. Pranzo da Gino e Dina, ravioli fatti in casa, salami e formaggi, polpette broccoletti e buon vino rosso. Non ho bisogno di tornare in Italia per una domenica in campagna, basta andare a nord della mia Bay st. Dopo 2 mesi e mezzo di vita solitaria, hot dog hamburger e patatine, quel pranzo resterà nella storia di Canadan II. Nonostante il mio stomaco non abbia saputo accogliere l’evoluzione nell’alimentazione e mi abbia dato qualche disturbo.

mustang

mustang

Ho dei problemi di connessione a casa in questi giorni per cui mi limito a controllare la posta e altre indispensabili operazioni, ora scrivo da una delle molte ed efficienti Toronto Public Libraries.
Come accennavo questo è il momento più delicato, perchè tutti dicono che le opportunità ci sono ma ci vuole pazienza e bisogna ricominciare da zero, senza esperienza canadese quanto fatto in Italia va momentaneamente messo da parte. Ottenere un nuovo permesso di lavoro è molto complicato sia per un professionista italiano che per un delinquente giamaicano e devo richiedere il Permanent Visa per avere libertà di movimento, ma ci vogliono anche anni e io non ho pazienza.
Comunque la prossima settimana parto per la mia settimana di formazione, ad agosto cambio casa (31° piano vista lago e skyline su Yonge and Bloor, l’incrocio che divide la città in East and West, il centro del centro insomma!) e avrò un roommate, un amico parigino che ha studiato a Milano, in qualche modo inizia una seconda fase.
Il lavoro non mi impegna abbastanza, ci sono dei problemi di approccio che non sto a spiegare, tanto per intenderci il vice direttore dell’Istituto Italiano di Cultura (vogliono coinvolgermi per un evento a gennaio ma dove sarò non lo so), mi ha detto, a proposito del magazine “questo sito è davvero MOLTO brutto”. Olè. Dettaglio di cronaca, la sede della società  è all’interno del nuovo Milan Sport Centre, e per  non farmi mancare sorprese, mi son ritrovato a pranzare nello stesso tavolo con Daniele Massaro! A Toronto!

L’episodio la dice lunga sulla profonda distanza tra i due tipi di italiani che vivono qui, gli immigrati con istruzione elementare arrivati qui 40 anni fa, che hanno lavorato come muratori e operai dalla mattina alla sera per una vita poi diventati imprenditori e che ora si godono le ville e i macchinoni, e i professionisti in visita qui da e per alcuni anni. Come chiedere a un manager milanese di avere a che fare con un carpentiere calabrese. Ecco. Io li vivo entrambi e cerco di apprezzarne le rispettive qualità. Dico solo, a sostegno del cedimento di cui sopra, che sono qui più per una categoria che per l’altra!

vicino casa

vicino casa

Continuano gli incontri inaspettati e le coincidenze non casuali, ma ora non ho più reazioni irrazionali, ho capito che questo è il Canada, e che io sono Canadan.
Ho assistito alla mia prima partita di football americano (canadese, altre regole) al Rogers Centre, mi sono divertito molto ma per lo più ho parlato di musica e scambiato ipod con i miei amici.
Ho avuto la mia prima liaison ammmorosa, una ragazza-amore-a-prima-vista, ma dopo una settimana mi ha portato in un gay club ed è stata un’esperienza quantomeno surreale. Scene folli. Vai a capire. Preferisco non raccontare i dettagli. Primo appuntamento meravigliosamente perfetto e romantico, secondo nella norma (canadese), terzo totalmente inspiegabile. Boh.

Domani ho una riunione con un amico fotografo e musicista, che ha deciso di battezzarsi l’anno scorso; vuole formare una gospel band e ci stiamo lavorando insieme  (non un coro parrocchiale, una band vera e propria), Queste alcune cover in cantiere per iniziare: The Beatles – Let it be, U2 – I still haven’t found what i’m looking for, Brand New – Jesus Christ, The New Amsterdams – Watch the world cave in, Dustin Kensrue (Thrice) – This is War, The Band – I shall be released. Exciting.  So di aver dimenticato qualcosa, ma la biblioteca sta chiudendo. Alla prossima!





arretrati, i castori, la sagra e lady gaga

22 06 2009

Tip of the day: “Machines” – Biffy Clyro

Ecco cosa succede quando si rimandano i compiti all’ultimo minuto. Ho fatto moltissime cose di ogni tipo in queste settimane e non le ho raccontate. Ho provato a indagare sulla scemata urgenza di aggiornare il blog: ci sono probabilmente diversi motivi, tra questi il fatto che non mi sorprendo più tanto facilmente. Di Toronto, dell’Ontario e del Canada, e di tutti gli esseri che vi abitano. E quanti sono. Questa città è un servizio: non è dei canadesi, non è di nessuno, è un servizio prestato a tutti quelli che ci vivono: persone arrivate da tutto il mondo per necessità o per opportunità che qui hanno semplicemente trovato un posto che funziona, aperto a tutti. Dopo 2 mesi ho smesso di credere che qui sia tutto perfetto, che siano tutti perfetti, ma ecco non posso non notare la differenza con la mia città, con il mio paese di origine. E questa Italia che ancora non mi manca (anche perchè qui di Italia vera o presunta ne trovi ovunque) mi sembra un paese, non un Paese. midland Checcazzo possibile che mentre qui 5 milioni di esseri umani cinesi africani indiani americani messicani giapponesi tedeschi polacchi riescono con ottimi risultati a convivere e a contribuire significativamente all’economia, nel mio pAESE si vota per un referendum che non può raggiungere il quorum se prima non si informano i cittadini con un linguaggio comprensibile su cosa e  perchè dovrebbero essere interpellati, e intanto vengono distratti da penosissime sassaiole mediatiche sulle abitudini del premier? Mi sento in imbarazzo a volte ad essere italiano all’estero, ho la tentazione di voler tornare a casa perchè almeno lì ci sei dentro, siamo abituati, ci abituiamo a tutti, impariamo a passare con il rosso, sappiamo dove sono gli autovelox, dove non ti fanno la multa anche se non puoi parcheggiare…mezzucci, sotterfugi, inganni.

I miei giorni a Toronto.

Ho firmato il mio primo contratto di lavoro, e non è stato necessario conoscere nessuno “mi manda X” “sono amico di Y” “fai un favore a Z”.

Ho cominciato a vincere le partite della domenica, con un sensibile miglioramento della forma atletica, stanno arrivando anche i primi numeri, finalmente il corpo asseconda in tempo reale i suggerimenti talvolta geniali del cervello!

Ho avuto la mia prima influenza, ed è stato noiosissimo rimanere a casa (poco più che un monolocale) da solo 4 giorni senza parlare con nessuno. Mi è servito di lezione, perchè sto scoprendo quante migliaia di cose devo imparare, piccole cose che in Italia, in famiglia, dai per scontate o che altri conoscono al posto tuo, e altre che qui son diverse: altre leggi, altre regole, altre consuetudini. Per esempio, per legge quando tossisco devo mettere il braccio davanti alla bocca, non le mani, per evitare contagi.  

Sono stato a Midland, Georgian Bay, 2 ore  a nord di Toronto insieme a Ricardo Gris Blanca e Joe (cito i nomi per internazionalizzarvi un po’!). Signori, il Canada è bellissimo. Punto. Amo la natura e amo le metropoli, e sono qui, in abbondanza. 

Huron

Midland è sul lago Huron, ed è l’insediamento in cui nel 1642 arrivarono i cattolici francesi del Quebec, gesuiti, i martiri canadesi appunto. 1000 km a bordo di canoe, non oso immaginare quanti metri avrei potuto fare io nelle loro condizioni. Nel 1930 sono stati dichiarati santi e in seguito patroni del Canada. Ricardo mi dice che in 5 anni in Canada, questo rimane uno dei posti più belli che abbia visitato, appena ha una scusa viene qui, anche da solo, per passeggiare lungo i laghi, in mezzo a castori e tartarughe. Non sto qui a dirvi quanto fossi contento ed esaltato nell’essere lì davvero, con i castori che attraversavano il lago e le tartarughe che deponevano le uova, non riuscivo proprio a contenere la gioia e ripetevo a Joe, canadese doc ma di origini filippine “no no no no no no no no no Joe, io devo rimanere a vivere qui, io devo rimanere qui Joe” e pensavo al lago Sinizzo dilaniato dal terremoto, sicuro che se mio padre fosse stato qui avrebbe detto “eh ma il lago Sinizzo è un’altra cosa!”. 

little italy

I giorni con l’influenza hanno portato una massiccia dose di depressione, bisogno di casa, di Roma, di Milano (non so perchè, mi manca più di Roma!), così ieri, convalescente ho raggiunto i miei amici e una delle persone con cui ho iniziato a lavorare a Little Italy per il “Taste of Little Italy”, folkloristica festa “de” paese. Sì perché di fatto, nonostante avessi la CN Tower e i grattacieli davanti agli occhi, su College Street altro non c’era che una comune sagra di paese, bancarelle, stand culinari, bande musicali. Per la cronaca, a poche centinaia di metri, su Queen Street, i Jonas Brothers presentavano i Much Music Video Awards (causa febbre sabato ho perso l’EdgeFest con Alexisonfire, Billy Talent, Moneen, AFI, Cancer Bats e altre 10 band!!). Siamo passati di lì per una mezz’ora, l’evento era all’aperto non negli studi televisivi (ho fatto in tempo a vedere Lady Gaga, Nickelback e Black Eyed Peas ma ho perso di nuovo il live dei miei adorati Alexisonfire!). 

Tornando a College st., bevendo una birra Moretti da “Sicilian Ice Cream”, mentre la Pino Cea Band suonava i Ricchi e Poveri, dopo quei 4 giorni chiuso in casa e due mesi lontano dall’Italia, mi son sentito, prima sorpreso poi divertito, nuovamente e perfettamente a mio agio. Tu voi fà l’americano ma sei nato in Italì. Quest’è.





some investments are recession-proof

8 06 2009

Tip of the day: “New Again” – Taking Back Sunday

Scusate il silenzio. La mia vita canadese, dopo un mese, lascia la prima pelle pseudo vacanziera per lasciare spazio alla quotidianità. Bè, di normale non c’è ancora molto: poche settimane fa ero a Roma e ora sono a Toronto; ogni giorno incontro nuove persone; tutto è diverso. Episodi chiave di questi ultimi giorni: 2 giugno

- ho festeggiato il mio compleanno, 30 anni il 30 maggio, in un irish pub in downtown con una decina di persone, e ad eccezione delle mie nuove amiche tamil-italiane, ognuno aveva un origine diversa: messicani, coreani, spagnoli, canadesi, trinidani, ecc. Mi sono divertito moltissimo, la band che suonava a sorpresa ha chiesto di me e il cameriere mi portava di continuo shottini e poi torta dicendo che era il mio compleanno. C’era lo zampino di Ricardo immagino. 

- il 2 giugno sono stato in Consolato per le celebrazioni, iniziate in  mattinata nel Palazzo del Governo dell’Ontario: i miei amici canadesi danno segni di cedimento causa i miei incontri istituzionali, ma non so come aiutarli! Ho conosciuto personaggi di un certo spessore, ma questo è un blog visibile da tutti, e devo necessariamente limitare i miei racconti. Uno dei motivi per cui in questi giorni non ho scritto nulla.

- sono stato a cena in casa di una coppia di imprenditori giapponesi, invitato dal console di Malta, ormai uno dei miei migliori amici nonostante i suoi 75 anni. Ho visto davvero troppo. I padroni di casa molto gentili e ospitali, presenti circa 50 persone, molti ambasciotori, consoli, businessmen…………………………..e Dan! Solo una cosa, per rendere l’idea: casa a Forest Hill (una delle zone più ricche di Toronto) con un ruscello japan zen style nel salotto! Con pesci enormi! e piante! E lusso! E chef! E cucina giapponese! Non è stata la cena più rilassante della mia vita, ma a suo modo utile.

- sabato scorso pranzo a St. Lawrence market, bellissimo, mi ha ricordato  molto l’Europa, di cui ogni tanto si sente la mancanza.  

- ieri prima vittoria dopo 2 sconfitte (tripletta la settimana scorsa ma sconfitta 6-5 al 95°), 4 gol segnati e tra questi un pallonetto clamoroso di prima intenzione, e in porta c’era l’unico  ragazzo con cui non avevo ancora giocato! Non è che sia tornato il fenomeno che ero (!?), ma il livello è basso; appena avrò recuperato una decente forma fisica, avrò dayafter meno dolorosi!

- oggi  ho visto un paio di scoiattoli vecchi e spelacchiati, mi hanno aiutato a tornare con i piedi per terra. A proposito, dopo il primo mese è tempo di primi bilanci. Li condividerò in un’altra occasione!





ma come è possibile 2

26 05 2009

Tip of the day: “The Girl” – City And Colour

Ieri  concerto di Dallas Green/City and Colour al Massey Hall, storico teatro in downtown. Ci hanno suonato tutti al Massey Hall. Aspettavo questo concerto da un paio di mesi, Dallas Green in questo momento è il mio artista preferito. Ho appuntamento con  Gerson (uno dei pochi conosciuti finora che conosce le band canadesi)  un’ora prima del concerto: è maggio, mese mariano, e decidiamo di incontrarci davanti a St. Michael (a 20 metri dal teatro) per il Rosario, che recitiamo  passeggiando per downtown, e finiamo davanti al teatro, dove circa 2mila persone, qualche adolescente molti ventenni e molti tatuaggi, sono in fila per assistere ad uno degli eventi dell’anno qui a Toronto. Abbiamo pregato pure per Dallas Green (ci siamo fatti due risate). CityandColour0017.jpg Opening act gli Attack In Black, ottima band della stessa label di Alexisonfire (la band principale di Dallas Green) e City And Colour. Prima di city and Colour, sale sul palco uno dei musicisti della band di DG che suona Bohemian Rapsody solamente con una chitarra acustica! Pubblico in delirio. Non voglio soffermarmi sulla performance, dico solo che Dallas Green è praticamente perfetto. Basta sentire i dischi, registrati in presa diretta. Non sbaglia una nota, ha un timbro eccezionale, è carismatico, è tatuato ovunque e gli basta una chitarra classica per incantare chiunque. Un talento puro, coltivato. E con gli AOF non è da meno, pur suonando un genere molto più aggressivo. Bello bello bello. Grandissimo concerto.

Altro capitolo, della serie incontri e connections. Ma come è possibile 2.

Sì perchè ormai rischio di abituarmi alle coincidenze. La giornata di oggi si conclude con Joe che mi chiede “conosci un sacco di persone qui, come è possibile?”. Eh già Joe, come cazzo è possibile che io sia qui da 3 settimane e che oggi mi presenti alla degustazione di vini a Yorkville dove mi ha invitato il console generale di Malta e trovo la mia (nuova) amica Karla che lavora nello staff dell’evento?? e tu Joe che ci fai qui?  e come è possibile che oltre a Karla trovi altre  persone che già conoscevo? Anche stavolta esco dal locale con una manciata di biglietti da visita, altre conoscenze (grazie a Mr. V., che Barbara ha ribattezzato “Dan’s Godfather”) e nuove amiche. Ho bevuto vini della California, dell’Ontario, del Salento e della Toscana. Ci voleva proprio dopo 3 settimane di coca cola e qualche birra. Yorkville è la zona fighetta di Toronto, e la gente presente lo era altrettanto. Utile e interessante. E così diverso dal sabato alternative con JV ed Edo al “The Kathedral” (il Traffic di Toronto!) per il concerto di Titan, #12 Looks Like You e Stray From The Path, band metalcore canadesi ed americane. Serata conclusa ad Etobicoke da un amico di JV per i combattimenti violentissimi di UFC (devo ammettere che mi sono piaciuti: birra, schermo da 110 pollici e Ultimate Fight Championship, so american!).lyoto-machida Lyoto Machida, brasiliano, è il nuovo campione. Non ha mai perso un incontro, e non ha mai perso nemmeno un round! E’ una bestia. Notare le orecchie. JV salta dal divano e urla “it’s the most **censored**ing amazing fight that i’ve ever **censored**ing seen”. Yeah man!

Ma dicevo di Yorkville. Torno a casa, svuoto le tasche, e mi soffermo su uno dei  biglietti da visita. Una delle ragazze che mi ha presentato Mr. V. ha un nome e una company familiari…un momento, nooo, non ci credo… è l’amica di Jennifer, la padrona della casa a Little Italy! mi guardo allo specchio e rido, ditemi che è tutto uno scherzo, mio buon Gesù, mi dici cosa significa tutto questo?





Garbatella, Sri Lanka

23 05 2009

Tip of the day: “Ballad of Hugo Chavez” – Arkells

Ieri incontro con il Toronto Italian Language Meetup, in un bar italiano (è il primo posto che mi ricorda fedelmente Roma), dove però, mi fa notare M., la organizzatrice del Gala Pro Abruzzo, mancano i tramezzini. Ho appuntamento con lei prima del meetup e scambiamo, in inglese più che in italiano, opinioni e suggerimenti. Mentre addentiamo una pizza con pere miele e gorgonzola (sì, lo so…) arrivano Josephine e Jennifer, gemelle, lineamenti indiani. Con la prima ci eravamo scambiati un saluto sul sito del meetup, così quando ci vediamo ci riconosciamo. Mi parlano in italiano, ma diverso da quello di Little Italy o Woodbridge: è più familiare, non mi fa ridere…è proprio italiano; noto solo qualche vocale aperta. Josephine sa che sono di Roma, ma mi chiede di dove, e mentre penso “che differenza fa per te? cosa puoi sapere dei quartieri di Roma?!?” continua “non sarai della Garbatella?!” e io “e tu che ne sai della Garbatella!?!?!”; “I Cesaroni” mi dice lei.

srilanka

E mi perdo.

La logica non mi assiste: sono a Toronto, a midtown, sto parlando con  due tamil, e Josephine, che non è un nome italiano, mi parla di Matteo Branciamore e dei Cesaroni! Questa è poesia. Comincio a ridere, ma contento, divertito, se quello che ho raccontato nei giorni scorsi è assurdo, qui abbiamo superato ogni limite. Insomma, queste due carinissime gemelline, sono molto più italiane di me, nettamente. Nate e cresciute a Palermo, figlie di cattolici tamil (!), 13 anni fa si sono trasferite qui con la famiglia, ma non fanno altro che pensare alla Sicilia, a casa loro, al mare, agli amici. Così seguono tutte le serie e i telefilm italiani, e in quanto a musica, bè se avessi chiesto chi ha vinto Sanremo  nel ’92, mi avrebbero risposto, all’unisono, in un attimo. Sono commosso, più parlo con loro più vedo la piccolezza dei pregiudizi, l’inganno delle apparenze, l’unicità degli individui.JL

Comunque, tornando a loro, mi canticchiano “suono in una boy band suono in una boy band” e a quel punto vorrei prendere 3 biglietti per Roma e portarle subito in studio a conoscere i Velvet, poi vorrei trovargli il lavoro più bello del mondo a Palermo e vederle felici. Riesco appena a intuire quanta nostalgia possano avere di casa, se nonostante siano qui da tanti anni sono così aggiornate su tutto (comprano riviste come “Gente” o “Oggi” a Toronto!) e le parole “Palermo” e “noi italiani” escono dalle loro labbra ogni 7 secondi. Mi dicono, in coro “assomigli a Neri Marcorè”… “ahahah”, dico “grazie per il complimento, non è proprio un figo”, ma detto da loro, tamil, a Toronto, in italiano con accento siculo, a 6000 miglia di distanza da Neri Marcorè,  ha tutto un altro suono. Voglio conoscere la loro storia, e faccio mille domande. E mi commuovo e mi riempio di ammirazione quando Josephine mi racconta che la mamma, nello Sri Lanka, era una eccellente professoressa, fino a quando, causa la guerra civile, è finita a Palermo, dove per 20 anni, come dice lei “ha pulito i cessi degli italiani”.  Per la prima volta vedo capovolta la solita storia di immigrazione; immaginate se dopo una vita in un ministero o in una grande azienda, domani doveste finire che ne so, a Pechino, a lavare i piatti nei ristoranti cinesi. La mamma delle mie nuove amiche, (voglio incontrarla prima o poi) non ha potuto far altro che la domestica, fino a che, preoccupata per il futuro delle sue figlie, ha deciso con il marito di emigrare nuovamente, questa volta in Canada. Silenzio.

Intanto arrivano gli altri partecipanti, una cinquantina in tutto, alcuni sono italiani, altri italocanadesi, altri ancora appassionati del Bel Paese e della nostra lingua. La regola, ai meetup, è parlare italiano. Non che la cosa mi dispiaccia, ma è un occasione persa per migliorare il mio inglese, e in più mi si incolla un signore canadese sulla sessantina che vuole esercitare con me il suo lento italiano. 20 minuti di tortura.  Torno dalle mie nuove simpatiche amiche, e si parla di musica, vogliono vedere i Velvet e L’Aura dal vivo a Toronto, bisogna che faccia qualcosa, non posso deluderle. Con gli altri scambio qualche battuta, conosco un piemontese arrivato qui 3 anni fa, e un ragazzo di Sora (!) che incide i marmi. E poi una ragazza che parla appena l’italiano ma conosce perfettamente il siciliano, perchè da piccola ha vissuto con la nonna e solo a 6 anni ha iniziato a parlare l’inglese. Quante storie. Poi c’è Salvatore detto Sam, lui sì che è un vero personaggio, italocanadese anni ’80, di quelli di seconda generazione, capelli lunghi e basettoni appassionato di hard rock e heavy metal. Geniale. E mille altri, sparsi per il mondo.





ma come è possibile

21 05 2009

Tip of the day: “Young Cardinals” – Alexisonfire

TTPPiccola parentesi su lunedì. Qui era il Victory Day, festa, così con Ricardo siamo andati a fare una passeggiata al Tommy Thompson Park, penisola e riserva naturale sul lago Ontario. Il bello di Toronto è che regala questi contrasti fortissimi tra i grattacieli di downtown e tanta natura perfettamente conservata. Il parco naturale ha centinaia di specie di uccelli, e si può vedere anche qualche coyote! Molto bello davvero, in una giornata di sole appena disturbata da un gran vento. Appena arrivati decidiamo di prendere un hot dog in questi camioncini, prendo panino e patatine e mi appoggio ad uno dei tavolini sul lago, ma vengo circondato da una ventina di gabbiani molesti aggressivi e affamati, Hitchcock è tornato! Li mando a quel paese in italiano e cominciamo a mangiare. Passeggiata, incontri con uomini e bestie di ogni specie, e ritorno a casa sereni e riposati.

Venerdì incontrerò la signora italo canadese che ha organizzato il Gala pro Abruzzo, mi da appuntamento nel pomeriggio perchè a pranzo ha un altro appuntamento, e mi dice anche con chi (attenzione), deve incontrare il console di Malta.

Ora, come è possibile che io vada finalmente con Joseph all’incontro con imprenditori e diplomatici di tutto il mondo in un esclusivo Export Club nel financial district (a proposito, la mia foto è stata pubblicata anche su TORO Magazine!), che mi presenti un bel po’ di persone interessanti, e tra queste un anziano signore a cui racconto dei miei primi giorni qui e della mia presenza al Gala pro Abruzzo, e che questo signore sia proprio il console di Malta che ha appuntamento con M. prima di me e di cui lei mi ha detto poche ore prima accidentalmente?!?!?!?!? Come è possibile che qui a Toronto mi succedano sempre cose incredibili, e che in qualche modo abbia sempre delle connections?? Tre anni fa il giornalista che sentito il mio cognome mi chiede se conosco un certo Fabio Cardinale (mio fratello!!!), Ricardo conosce una mia amica di Roma, il console di Malta amico di M., la tipa della F****** conosce la console, ecc ecc… crazy no?

Sta di fatto che mi dicono “quest’uomo conosce tutti a Toronto!”. Con me è stato non solo gentile ma anche simpaticissimo, mi chiede di continuo in italiano un po’ stentato “tutto beni? allora come vanno le cosi?” e poi mi dice mettendomi una mano sulla spalla “te lo dico io qui, adesso, fidati, tu non te ne andrai da qui. Quanti anni hai? (29) ma sei un ragazzino! ti voglio presentare un po’ di persone….e qui è pieeeeeeeeeeeno di ragazze che aspettano un uomo, te la trovo io, anzi ce l’ho già, è una bellissima ragazza, chiamami, chiamami quando vuoi dalle 8 del mattino a mezzanotte! E vedrai che M., che è una mia carissima amica, ti sarà molto utile (in effetti anche lei è stata disponibilissima con me, è stata lei a lasciarmi il sui numero di telefono). Insomma, altri nonni per me qui in Canada. Certo che nonno, quest’uomo ha proprio lo sguardo del ricco e potente!

L’incontro, non mi dilungo, è stato molto interessante, soprattutto perchè mi ha catapultato in un ambiente di alto profilo professionale, era un continuo scambio di biglietti da visita (aridaje…) e di domande dirette a valutare possibilità di business. Questi non scherzano, sanno lavorare e sono pragmatici. Ho tanto da imparare.I primi minuti sono stati un po’ scioccanti, poi devo dire che ho rimediato molti inviti a pranzo e colloqui di lavoro. Staremo a vedere.

Terminato l’incontro Joseph mi propone di hang out con lui, e mi chiede se conosco Panorama….lì per lì mi dico “bè sì, ogni tanto vado a fare la spesa lì sulla tiburtina…” e invece, carissimi, mi porta al 51° piano di un grattacielo dove c’è questo locale-ristorante molto raffinato che ha una visuale pazzzzzzzescaPanorama (e non solo per le bellezze locali!).  E a 100 metri da casa mia. Tornerò.

Voglio dirvi che abbiamo avuto una conversazione molto profonda e intima sulla vita, a partire dal lavoro e dagli affetti, nonostante ci fossimo visti solo un paio di volte siamo entrati subito in confidenza. Così l’ho reso partecipe del come e del perchè del mio viaggio a Toronto, della musica e del lavoro. Quindi quando gli faccio vedere casa mia, vede la chitarra e vuole sentire qualcosa. Solita canzone in italiano, e passo sicuro in modalità inglese; mi dice “ma è incredibile, cambi completamente accento e tono, non si direbbe che sei italiano…amazing!” Chiedo conferma “vuoi dire che hai capito quello che dicevo? la canzone è mia” e lui “ma è bellissima, hai talento, certo ho capito tutto”. Olè. Mi propone di andare da lui una domenica, vuole presentarmi sua sorella, che canta, e altri amici. Potrei iniziare facendo concerti “at your place”, perchè no?

Termino con Prison Break, è finito, per sempre, ultimo episodio dell’ultima serie. Che amarezza!








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