Garbatella, Sri Lanka
Tip of the day: “Ballad of Hugo Chavez” – Arkells
Ieri incontro con il Toronto Italian Language Meetup, in un bar italiano (è il primo posto che mi ricorda fedelmente Roma), dove però, mi fa notare M., la organizzatrice del Gala Pro Abruzzo, mancano i tramezzini. Ho appuntamento con lei prima del meetup e scambiamo, in inglese più che in italiano, opinioni e suggerimenti. Mentre addentiamo una pizza con pere miele e gorgonzola (sì, lo so…) arrivano Josephine e Jennifer, gemelle, lineamenti indiani. Con la prima ci eravamo scambiati un saluto sul sito del meetup, così quando ci vediamo ci riconosciamo. Mi parlano in italiano, ma diverso da quello di Little Italy o Woodbridge: è più familiare, non mi fa ridere…è proprio italiano; noto solo qualche vocale aperta. Josephine sa che sono di Roma, ma mi chiede di dove, e mentre penso “che differenza fa per te? cosa puoi sapere dei quartieri di Roma?!?” continua “non sarai della Garbatella?!” e io “e tu che ne sai della Garbatella!?!?!”; “I Cesaroni” mi dice lei.

E mi perdo.
La logica non mi assiste: sono a Toronto, a midtown, sto parlando con due tamil, e Josephine, che non è un nome italiano, mi parla di Matteo Branciamore e dei Cesaroni! Questa è poesia. Comincio a ridere, ma contento, divertito, se quello che ho raccontato nei giorni scorsi è assurdo, qui abbiamo superato ogni limite. Insomma, queste due carinissime gemelline, sono molto più italiane di me, nettamente. Nate e cresciute a Palermo, figlie di cattolici tamil (!), 13 anni fa si sono trasferite qui con la famiglia, ma non fanno altro che pensare alla Sicilia, a casa loro, al mare, agli amici. Così seguono tutte le serie e i telefilm italiani, e in quanto a musica, bè se avessi chiesto chi ha vinto Sanremo nel ’92, mi avrebbero risposto, all’unisono, in un attimo. Sono commosso, più parlo con loro più vedo la piccolezza dei pregiudizi, l’inganno delle apparenze, l’unicità degli individui.
Comunque, tornando a loro, mi canticchiano “suono in una boy band suono in una boy band” e a quel punto vorrei prendere 3 biglietti per Roma e portarle subito in studio a conoscere i Velvet, poi vorrei trovargli il lavoro più bello del mondo a Palermo e vederle felici. Riesco appena a intuire quanta nostalgia possano avere di casa, se nonostante siano qui da tanti anni sono così aggiornate su tutto (comprano riviste come “Gente” o “Oggi” a Toronto!) e le parole “Palermo” e “noi italiani” escono dalle loro labbra ogni 7 secondi. Mi dicono, in coro “assomigli a Neri Marcorè”… “ahahah”, dico “grazie per il complimento, non è proprio un figo”, ma detto da loro, tamil, a Toronto, in italiano con accento siculo, a 6000 miglia di distanza da Neri Marcorè, ha tutto un altro suono. Voglio conoscere la loro storia, e faccio mille domande. E mi commuovo e mi riempio di ammirazione quando Josephine mi racconta che la mamma, nello Sri Lanka, era una eccellente professoressa, fino a quando, causa la guerra civile, è finita a Palermo, dove per 20 anni, come dice lei “ha pulito i cessi degli italiani”. Per la prima volta vedo capovolta la solita storia di immigrazione; immaginate se dopo una vita in un ministero o in una grande azienda, domani doveste finire che ne so, a Pechino, a lavare i piatti nei ristoranti cinesi. La mamma delle mie nuove amiche, (voglio incontrarla prima o poi) non ha potuto far altro che la domestica, fino a che, preoccupata per il futuro delle sue figlie, ha deciso con il marito di emigrare nuovamente, questa volta in Canada. Silenzio.
Intanto arrivano gli altri partecipanti, una cinquantina in tutto, alcuni sono italiani, altri italocanadesi, altri ancora appassionati del Bel Paese e della nostra lingua. La regola, ai meetup, è parlare italiano. Non che la cosa mi dispiaccia, ma è un occasione persa per migliorare il mio inglese, e in più mi si incolla un signore canadese sulla sessantina che vuole esercitare con me il suo lento italiano. 20 minuti di tortura. Torno dalle mie nuove simpatiche amiche, e si parla di musica, vogliono vedere i Velvet e L’Aura dal vivo a Toronto, bisogna che faccia qualcosa, non posso deluderle. Con gli altri scambio qualche battuta, conosco un piemontese arrivato qui 3 anni fa, e un ragazzo di Sora (!) che incide i marmi. E poi una ragazza che parla appena l’italiano ma conosce perfettamente il siciliano, perchè da piccola ha vissuto con la nonna e solo a 6 anni ha iniziato a parlare l’inglese. Quante storie. Poi c’è Salvatore detto Sam, lui sì che è un vero personaggio, italocanadese anni ’80, di quelli di seconda generazione, capelli lunghi e basettoni appassionato di hard rock e heavy metal. Geniale. E mille altri, sparsi per il mondo.