the patio season

by dancardinale

Tip of the day: “Friends and Lovers” – Incubus

I canadesi, o quantomeno i torontiani, chiamano così l’estate, la patio season. Che dice molto della loro semplicità e anche, da un punto di vista meteorologico latitudinare, della loro pochezza. Ma se basta poco per essere felici, ecco che quattro-metri-per-quattro all’aperto di bar e locali sono sufficienti per stare allegri. E allora, tornato a casa qualche giorno fa ho cominciato a pensare a quali fossero i miei patii; quali sono i nostri patii?

Chi ha avuto il privilegio di vedere il mondo fuori, meglio ancora di viverlo almeno un po’, di solito torna a casa contento ma anche un po’ seccato, da un lato perchè rivaluta o scopre il proprio hometown patio, dall’altro perché, a volte, il patio del vicino è (sempre) più legnoso.

Il mio ritorno in Canada è stato un vero e proprio ritorno a casa. E credo che per un italiano romano sentirsi a casa a Toronto Ontario Canada Nord America Nuovo Mondo sia proprio una bella cosa, il segno che la globalizzazione buona funziona. Real cool uh? Un po’ come quando vai nel paese dei tuoi nonni, dove hai trascorso tante estati, o quando vai a pranzo dai tuoi la domenica: non c’è l’excitement della novità, ma quella sensazione di serenità e buonumore di cui spesso abbiamo consapevolezza solo quando mancano (perché siamo lontani da casa ad esempio).

Ho cercato di incontrare tutti gli amici e le persone che avevo incontrato back then, e per riuscirci con pochi giorni a disposizione ho dovuto utilizzare lo stesso metodo di pianificazione settimanale che abbiamo in azienda. Ha funzionato! Tutto serve, quasi tutto è connected. E come sempre, i canadesi sono davvero gentili. E a Toronto si vive, semplicemente, molto bene.
Questa volta sono riuscito ad andare anche a Montreal, molto europea lo so lo dicono tutti è una banalità ma è così.

E poi una esperienza tutta canadese, un weekend in un cottage in mezzo al nulla, anzi al tutto della natura canadese, tutta boschi e laghi. Il mio amicone Ricardo, madrileno di nascita canadese d’adozione, ha sempre amato il Canada, quando viveva in Spagna, per i suoi meravigliosi landscapes, e così, super proud, ha comprato questo cottage 40 km a nord di Napanee, cittadina conosciuta solo perché ci è nata Avril Lavigne. E perchè fosse una autentica esperienza canadese, non ha scelto Muskoka, la Cortina dei torontiani, ma Tamworth, conosciuta solo perchè c’è il cottage di Ricardo (che canta peggio di Avril Lavigne e con gli italiani tira sempre fuori la sua personale esilarante versione di “Assurro” di Celentano). E per non farsi mancare nulla, ha scelto un cottage senza energia elettrica (o meglio, alimentata a motore) e isolatissimo. Due giorni di nuotate, kayak, passeggiate a piedi nudi nel bosco, parte inevitabile del collaudato tour ricardino per tutti i suoi coraggiosi ospiti, attraversare il lago/fiume a nuoto e tornare a casa via terra. E, big surprise, miriadi di black flies, fastidiosissimi mosconi con la passione per la carne umana (porto ancora i segni). Posso dirle di averle prese ma anche date, utilizzando le poche bestiole colpite prima che mi staccassero altri centimentri di pelle come esche per l’altra 100% authentic canadian experience, la pesca.

Che poi anche i black flies, come i patii, hanno molto da insegnare. Per esempio che nessun posto è perfetto, e che dobbiamo trovare il nostro patio lì dove siamo, e godercelo con le persone a cui vogliamo bene, coscienti che allo stesso tempo avremo a che fare con mosche rompicoglioni anche nel posto più bello del mondo, ma che in fondo, con un po’ di inventiva, possono anche diventare delle ottime esche.